Papillon
di Michael Noer con Charlie Hunnam, Rami Malek, Tommy Flanagan, Eve Hewson, Roland Møller, Michael SochaVoto onesto
Sarebbe interessante capire per quale calcolo stiano facendo i remake poveri di film ricchi che in passato hanno avuto successi ricchissimi. C’è stato anche un Ben Hur “ridotto” da Bekmambetov che sembrava un colossal mutilato per farlo entrare nel format di un telefilm. Questo Papillon è un’operazione curiosa: onesta, con buoni attori contemporanei (Hunnam protagonista, Malek nel ruolo di Degas il falsario), ambiziosa, incosciente : va a scontrarsi con tre miti, Steve McQueen, Dustin Hoffman, la regia di Franklin J. Schaffer, e con un’estetica e una ricchezza delle grandi produzioni di un tempo a cui oggi si può ovviare solo con gli effetti speciali. Papillon film del 1973 rispettava abbastanza il libro di Henri Charrière, le avventure di un giovane delinquente accusato ingiustamente di omicidio e mandato nelle colonie penali francesi dell’isola del diavolo: una saga di carcerati, secondini sadici, cacciatori di uomini, tagliatori di teste, lebbrosi e suore infide con riferimenti, ai tempi forse più scioccanti, all’omosessualità. Comunque il tema di Papillon era la resistenza di Charrière alla follia e al tempo manipolato dai carcerieri: la scena forse più angosciante si ripeteva due volte: la prima volta Papillon doveva uscire con la testa dall’apertura della cella come fosse un condannato alla ghigliottina, si guardava intorno e vedeva una specie di zombi della cella vicino che gli chiedeva qualcosa tipo “Come sto?” e Papillon rispondeva con una menzogna gentile. La seconda volta, dopo anni di segregazione (nel buio e nel silenzio: deprivazione sensoriale) era Papillon, canuto, sdentato e stravolto, che chiedeva a un nuovo arrivato “Come sto?”. Quella scena segnava il tempo e l’incapacità di arrendersi. Il film di Noer brucia questa scena in partenza, ma senza quel significato: seguono le canoniche sequenze su quanto è grama la vita in prigione per i deboli ma anche per i forti. Un film carcerario onesto con tanti galeotti che sembrano pronti a un video rock che allo spettatore distratto potrebbe ricordare un libro letto tanto tempo fa…






































