Da bambino, quando pensavo agli anni bui della guerra, – la seconda, quella delle leggi razziali e dei campi di sterminio, delle convinzioni che il mondo potesse essere mondato da poveri, omosessuali, zingari, artisti e dissidenti rispetto ai poteri egemoni, – inseguendo i racconti che me ne avevano fatto mio padre e mio nonno, e secondo quanto avevo letto sui libri, mi immaginavo un mondo appunto oscuro, fatto di persone incapaci di cogliere il senso della realtà, e di governanti scaltri nel fare leva su certi miseri sentimenti, sulla paura e sulla miopia dei più, che da sempre tende ad essere più forte rispetto a una visione reale.

E per tutto questo insieme di tristezze, capivo come nel passato il mondo si fosse condannato da sé a subire una piega della storia negativa, dolorosa, sanguinolenta e priva di ossigeno.

Mi immaginavo cioè di avere avuto alle spalle un’umanità malata. Sporca e polverosa, arretrata e ignorante.

 Quello che la mia mente giovane non poteva immaginare, è che quella certa malattia potesse tornare a presentare molti anni dopo, cioè oggi mentre scrivo, i suoi più schifosi sintomi.

Intendiamoci: non sono mai stato un sognatore, ma questo non significa che io non creda nella miglioria.

Intendiamoci: non sono mai stato un illuso, ma questo non pregiudica il mio desiderio di intervento sulla realtà.

Intendiamoci: non ho mai pensato di avere il bene infuso, ma ciò non significa che io non debba provare disgusto se coloro che credono di parlare a mio nome, e così non è, mostrano gli stessi sintomi di quella antica orribile malattia.

 Se a voi non interessa il fatto che il corso della storia non si può contenerlo, a me interessa eccome, e vedo e opero per un futuro di desiderabile e armonioso mescolamento.

Se voi arrivate a pensare che una squadra di calcio sia eliminata dal girone dei campionati mondiali (la Germania) per colpa di troppe presenze straniere e chiedete il ritorno a squadre “pure”, io dico che non dovreste stare dove state, ma dovreste essere curati come chiunque abbia perso il controllo di sé.

 Se voi credete che si possa alzare muri, bloccare sbarchi, fare recinzioni, legalizzare l’uso delle armi per difendere ogni singola casa come fosse un fortino militare, arrestare giornalisti e scrittori, separare i genitori dalle loro creature, imporre dazi, isolare e recludere per risolvere la madornale discrepanza esistente tra il mondo (da noi) scartato e (sempre da noi) affamato e il nostro, io dico che questa non è politica ma solo bieca scorciatoia.

 È una planetaria corsa alla menzogna: in America come in Italia, in Turchia come in Austria, in Germania, in Ungheria e in Polonia come in Repubblica Ceca, e via via ovunque quei maledetti sintomi stiano subdolamente riaffiorando.

 Come tutte le menzogne, quella che illustra il mondo non per quello che è, ma per come voi cercate di farlo credere, è colpevole. Colpevole di tendere a portare tutti verso destini tristi, sporchi, sanguinolenti e ignoranti. Di riportare verso quel buio che io immaginavo da bimbo ripensando al passato, contrapposto al lucore dolcissimo di cui vedevo irrorato invece il futuro.

Se avessi un figlio, immedesimandomi nel figlio che sono stato, cercherei di dargli un insegnamento soltanto: non si può insegnare nulla, gli direi, e anche i più brutti errori tendono a tornare.

 Per questo, gli direi, sinché puoi, sii portatore di luce, qualunque sia il prezzo che vi è da pagare. Fallo per i tuoi figli e per quelli degli altri, e per un possibile lucore del vecchio nuovo mondo.

 Tutti gli altri sappiano che io, il bambino di allora, di oggi e domani, starò sempre dalla parte di chi tende una mano. E che non saranno solo parole.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome