Simone Frulio è giovanissimo, ma ha le idee chiare sul suo futuro: fare il musicista a 360°. Complice un’esperienza sostanziosa alle spalle, iniziata alla tenera età di 12 anni in TV, prima con Io Canto e pochi anni dopo con la settima edizione di X-Factor, Simone ha già collezionato preziosi ricordi e soddisfazioni importanti che lo legano alla musica. Dopo l’esperienza con i Freeboys nel talent di Sky, con i quali ha pubblicato un album e girato l’Italia, Simone si è concentrato su sé stesso e su ciò che desidera esprimere come individuo, indipendente da qualsiasi forma di condizionamento.
La collaborazione con Paolo Paltrinieri ha dato vita a un album che contiene 9 brani scritti di suo pugno, insieme a tre pezzi di autori importanti per dare ulteriore spessore al progetto. Il ritorno di Simone dopo qualche anno di pausa, è caratterizzato dal nuovo inizio di un giovane cantautore che si dedica con passione alla sua creatività, ma senza colpi di testa o facili entusiasmi. Basti pensare che nonostante tutto, continua a frequentare il corso di laurea in Lingue con indirizzo Media e Comunicazione a Milano. Mantenere i piedi ben saldi per terra non scalfisce però il suo trasporto per la musica e, anzi, gli dà più sostanza. Lo dimostra col suo singolo Battito di mano, frutto di una riflessione sull’amicizia. Abbiamo parlato di questo e di altro durante la nostra intervista a Simone Frulio.
Il tuo nuovo singolo si intitola Battito di mano. Una canzone dedicata all’amicizia in un momento in cui spesso si parla invece di amori o mancati tali. Come mai questa scelta particolare?
La canzone è nata in modo naturale. È nata da un momento molto particolare nella vita di un mio amico che lo ha visto costretto ad affrontare decisioni importanti. Non riuscendo a stargli vicino tramite le solite parole o i messaggi di circostanza, ho pensato di scrivergli una canzone. C’è stato proprio un momento in cui gli ho detto “dammi dei giorni e poi ti prometto che torno con una sorpresa” e sono tornato con questo brano per lui.
E lui come ha reagito a questa sorpresa?
Era incredulo. Tant’è che inizialmente non mi aveva nemmeno risposto e io ero preoccupato perché pensavo che non gli fosse piaciuta… quando non ricevi una risposta ti assalgono mille dubbi. E invece poi mi ha chiamato ed era molto contento e stupito da certe parole che avevo utilizzato all’interno del brano.
Ti era mai capitato prima d’ora di dedicare dei brani a degli amici o ispirarti a loro?
È stata la prima volta, nel senso che Battito di mano è stato il primo pezzo con cui ho iniziato a esprimere quello che avevo dentro. Anche anni fa scrivevo, ma si trattava di brani che non erano dedicati ad una persona in particolare; brani scaturiti dalla voglia di mettere alla prova la mia capacità di scrittura più che dal bisogno vero e proprio di scrivere. Ora invece è partito una sorta di nuovo viaggio perché mi sono reso conto che pensando a determinate persone o situazioni, ho qualcosa da dire. Ho scritto brani legati a varie situazioni che viviamo tutti nel corso della nostra vita e che io ho provato a tradurre in musica.
Simone, tu sei del ’97 e ti stai affacciando al cantuatorato contemporaneo. Cosa distingue secondo te il cantautorato della tua generazione rispetto al cantautorato italiano delle generazioni precedenti?
Se parliamo ad esempio della tematica amorosa, che come dicevi prima spesso si affronta, è cambiato il modo in cui si vive una storia d’amore oggi. Anche solo il modo in cui ci si incontra, in un mondo fatto di app e social, dove da un semplice like nascono storie anche molto serie. In questo senso è cambiata la fonte d’ispirazione. Io stesso ad esempio ho scritto un brano in cui racconto del rapporto con questa ragazza che non mi risponde, che magari visualizza i messaggi ma non reagisce… una serie di cose legate al modo in cui viviamo quest’era digitale, che ci mandano in crisi e che magari negli anni addietro era diverso, perché l’amore si viveva in maniera differente.
Fai musica da tanti anni, ma contemporaneamente stai anche frequentando l’università. Come concili questi due mondi?
Parlando in termini di tempo, conciliare le due cose è assolutamente gestibile, anche se ovviamente richiede più impegno in periodo di esami, come ad esempio durante questa sessione estiva. Poi ho anche la fortuna di studiare delle materie affini con questo mondo. Ad esempio ho frequentato un corso di Storia e linguaggi della pubblicità, utile sia a me come persona e poi come artista per migliorare la comunicazione sui nuovi mezzi, come ad esempio su Instagram. Ho frequentato anche altri corsi che mi hanno permesso di studiare i media e i mercati musicali. Trovo quindi spesso una connessione fra i due mondi ed è molto interessante.
Durante la tua esperienza a X-Factor sei stato uno dei componenti del gruppo Freeboys, mentre ora hai iniziato la tua carriera da solista. Quali sono per te i pregi e i difetti di una carriera individuale?
Il pregio è sicuramente legato al fatto che per la prima volta ho la soddisfazione di un album scritto e musicato quasi tutto da me. Sono stato io a scegliere i pezzi da includere nel disco e quindi mi assumo le responsabilità di quelle che sono le mie scelte. È un carico di responsabilità maggiore che in caso di esito positivo potrà essere però anche fonte di una maggiore soddisfazione.
Per quanto riguarda i difetti, direi che rispetto allo stare da soli, in un gruppo hai modo di condividere i problemi, l’agitazione, l’emozione e ti senti spalleggiato dai tuoi compagni. Mi ha aiutato poter affrontare platee anche importanti come quella di X-Factor all’interno di un gruppo.
C’è un episodio in particolare, grazie al quale hai capito di voler fare esattamente questo nella vita?
Penso sia stato a X-Factor durante la prima giornata di prove all’interno dello studio. Nonostante io avessi già partecipato ad un programma televisivo come Io Canto e fossi stato quindi preparato ad affrontare certe situazioni, sentivo comunque di aver fatto un passo in avanti. In particolare lavorare con Luca Tommassini, che ci dirigeva a livello artistico, e carpire certi suoi consigli, mi ha fatto venire la voglia di lavorare sodo perché sentivo che questo era quello che volevo fare nella vita.
Ecco il singolo di Simone Frulio Battito di mano:







































