Percorsi metropolitani: Milano in 4 documentari sulla storia del trasporto

Martedì 24 luglio alle 18,30 alla Biblioteca di Morando della Fondazione Cineteca Italiana l’evoluzione dei mezzi di locomozione della metropoli vista attraverso l’occhio della cinepresa

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Martedì 24 luglio 2018 ore 18,30 alla Biblioteca di Morando della Fondazione Cineteca Italiana sul Naviglio Martesana via Tofane, 49, il racconto dell’evoluzione dei mezzi di locomozione della metropoli vista attraverso l’occhio della cinepresa

Sbuffando e ansimando il 31 agosto 1957 il mitico tram a vapore Gamba di legno, che collega Milano con l’hinterland, lascia per l’ultima volta il deposito per effettuare la sua definitiva corsa, quella dell’addio, tra la commozione dei cittadini. I tempi cambiano e il vecchio mezzo di trasporto sarà sostituito dai più moderni autobus articolati. A immortalare la fine di un’epoca sarà Guido Guerrasio con il suo suggestivo documentario omonimo nel quale vediamo l’ultima corsa di un simbolo di Milano. Guerrasio, giornalista e regista, il primo in città a laurearsi in Lettere nel 1947 con una tesi di cinema, l’elaborazione del capolavoro di Dreyer Giovanna d’Arco, è autore di documentari artisti, scientifici e storici in particolare incentrati sulla storia della metropoli lombarda (Gente dei navigli, Il sindaco di ferro, Teatro Gerolamo, Storie della mia città), che nel 1957 con il cortometraggio La carrozza di tutti, proveniente dall’Archivio dell’Azienda Trasporti Municipali, rende omaggio al tram ripercorrendo la storia del trasporto urbano cittadino. Milano domani del 1960, diretto da Giorgio Cavedon, è invece un estratto filmato della costruzione della linea 1 della metropolitana (la rossa), che cambierà il volto del capoluogo lombardo, cui anche Luigi Turolla dedica il suo corto Metropolitana, 1964, otto minuti di riprese sull’inaugurazione della linea rossa del metro poco prima di entrare in funzione. I due lavori confermano l’eccezionale bravura di Cavedon e Turolla, documentaristi di valore che hanno saputo raccontare il percorso sociale e culturale milanese dei primi anni Sessanta di una città certamente diversa da quella filmata dai fratelli Louis e Auguste Lumiére nel 1896 in Arrivo del tram in piazza Duomo. Un’opera di soli quarantuno secondi storici nei quali vediamo signori distinti con i baffoni, signore eleganti con buffi cappellini e bambini vestiti alla marinara, passare davanti alla cinepresa con l’aria curiosa, ma anche infastidita. Eppure qualcuno ben prima della nascita del cinematografo aveva compreso l’importanza dell’immagine come il grande Johann Wolfgang Goethe, il cui motto era L’organo con il quale ho compreso il mondo è l’occhio.

 

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