Alla corte dei King Crimson alla Fenice di Venezia

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Kink Crimson

Che colpo d’occhio! Da una parte i King Crimson: distorti, con tre batterie. Dall’altra, La Fenice: il teatro – simbolo dell’eleganza veneziana. Da un lato, otto signori, elegantissimi, mentre indossano batterie e chitarre elettriche. Dall’altro il pubblico: per lo più loro coetaneo, diviso a metà tra “spettatori da teatro” e ventenni degli anni ’80. Concerto da tutto esaurito e si replica stasera (ancora sold-out): ultimi appuntamenti della leg italiana del tour.

Il più defilato, sul palco, Robert Fripp: leggermente in ombra, in un angolino, quasi a voler “controllare” i sette compagni. I tre batteristi (Pat Mastelotto, Jeremy Stacey, anche alle tastiere, e Gavin Harrison), davanti a tutti, a creare una specie di “muro” del suono. Dietro di loro, su una pedana, il sassofonista e flautista Mel Collins, lo storico bassista Tony Levin, il tastierista Bill Rieflin, il chitarrista e cantante Jakko Jakszyk. Un amalgama sonoro dirompente, pronto a “spettinare” l’abbondante migliaio di persone accorso nel luogo principe della musica classica a Venezia.

All’inizio della serata, una voce spiega esattamente ciò a cui il pubblico assisterà. Il concerto inizierà alle 21, quindi ci sarà una pausa di venti minuti alle 22.20. Il tutto terminerà alle 23.40 (considerando i bis: a mezzanotte in punto). Tutto è seguito “al secondo”.
Divieto assoluto di scattare fotografie: durante il concerto, le maschere continuano a fare avanti e indietro lungo la platea, redarguendo i (pochi) furbetti. Solo al termine della serata, quando Tony Levin inizierà a scattare delle foto al pubblico, allora ci sarà la possibilità di imbracciare la macchina fotografica o il cellulare, per portare a casa uno scatto.

Il concerto inizia con Larks’ tongues in aspic, Part onestrumentale, title-track di un disco uscito esattamente 45 anni fa. La prima parte dello show è un tuffo in un passato assai remoto, dedicata quasi esclusivamente al 1970, quando la band nel giro di sette mesi pubblicò due album – pietre miliari del progressive rock: In the wake of Poseidon (di cui propone Peace – An end, Pictures of a City Cadence and Cascade) e Lizard (di cui Cirkus e la stessa Lizard). Infine, un ulteriore passo indietro, al disco d’esordio: In the court of the Crimson King. L’album che presentò al mondo il Re Cremisi e la sua musica. C’è Moonchild e poi, a concludere, tra gli applausi, la title-track del disco.

Ciò che lascia senza parole è l’apparente scarto tra il rigore più assoluto e il genio. Le canzoni vengono riprodotte con una fedeltà maniacale. Eppure, di fronte a tutto quel suono, che è “tantissimo”, fatto di continui cambi di tempo, incunearsi degli strumenti gli uni negli altri, continui botta e risposta (soprattutto tra i batteristi), sembra quasi impossibile pensare a un copione tanto meticoloso. E sembra molto più facile immaginarsi di fronte a musicisti formidabili, che hanno assimilato un codice di cui si fanno portatori e che propongono seguendo estro e professionalità. E invece, in mezzo a tutto quel suono (lo ripetiamo: tantissimo), nulla è lasciato al caso.

La seconda parte dello show dà ancora meno riferimenti della prima. Ogni brano supera abbondantemente i dieci minuti. Le code strumentali sono lunghissime. Alcune sostenute dalla sola batteria, che nei King Crimson finalmente assume il ruolo di “strumento musicale” e non di semplice metronomo, come normalmente è nella musica contemporanea. Anzi, i tempi – così come la musica più canonica ce li ha insegnati – sembrano appartenere a un altro pianeta. In questa seconda parte, ognuno segue il suo, in cavalcate “a sé stanti” in cui è impossibile anche parteggiare per uno strumento, provando a seguirne il percorso. E quindi l’unica soluzione è godere del risultato finale, senza ambire a una sua comprensione.

Le vette, in questa seconda parte di show, non mancano. C’è Easy money (ancora Larks’ tongues in aspic). Il finale è l’unica parte della scaletta che, di concerto in concerto, viene riproposta senza variazioni. Lo show si conclude con Starless, mentre il bis è con 21st schizoid man.

Il concerto è finito. Fotografie.

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