Nel trentennale dalla sua scomparsa una riflessione sui movimenti culturali e sulle avanguardie newyorkesi di fine anni Settanta
Il 12 agosto 1988 per overdose ci lasciava Jean-Michel Basquiat cresciuto negli ambientiartistici della città di New York. Figura complessa e affascinante quella del genio divenuto famoso inizialmente con lo pseudonimo di Samo, è al centro del documentario, che apre una finestra sulla sua vita e sulla grande metropoli americana nel periodo che va dal 1978 al 1981. Formatosi in un clima di violenza, Basquiat inizia a dipingere per le strade una serie di graffiti in cui sono inserite dichiarazioni enigmatiche e lunghe frasi ripetute, diventando in pochissimo tempo uno dei più celebri artisti della sua generazione, nonché l’icona di quella stagione culturale e sociale. Tutto il fermento che anima la città passa attraverso di lui: politica, hip-hop, punk, così come i movimenti per i diritti civili e le questioni razziali. Il film di Sara Driver, un ricco collage d’immagini, parole e musica rivela come il giovane artista americano abbia assorbito tutto quello che lo circondava, tramutando lo spazio pubblico con il suo stile unico. Basquiat non è stato solo un artista straordinario tra i più influenti del Ventesimo secolo, ma soprattutto ha saputo inserirsi prepotentemente nel mondo dell’arte fino allora riservato alle persone bianche.







































