Zhang Yimou e la Quinta Generazione del cinema cinese

Dal 20 agosto al 9 settembre 2018 al MIC Museo Interattivo Cinema Milano una retrospettiva di quindici film

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film la storia di Qiu Ju
THE STORY OF QIU JU, (aka QIU JU DA GUAN SI), Gong Li, 1992, (c)Sony Pictures Classics

Uno dei registi che, animato all’esigenza di libertà e di critica di un sistema politico totalitario fondato sulla repressione, ha saputo con coraggio portare a compimento il rinnovamento della cinematografia cinese con rigore estetico raccontando il difficile rapporto tra il singolo individuo e il potere

 

Zhang Yimou nasce a Xi’an il 14 novembre 1950, primo di tre figli, madre dermatologa e padre ufficiale dell’esercito. Il futuro regista fa parte della generazione che deve subire l’imposizione autoritaria della Rivoluzione Culturale del 1966 e la sua famiglia per motivi politici è costretta a disgregarsi. Zhang al liceo abbandona gli studi per lavorare nei campi, in una fattoria e dal 1971 s’impiega come operaio in una fabbrica tessile. Appassionato di fotografia e di arte, il giovane nel 1978 riesce a superare le prove per essere ammesso all’Istituto di Cinema di Pechino, ma avendo già superato l’età richiesta non viene alla fine accettato. Entra, però nel Dipartimento di Fotografia dell’Istituto del Cinema e dopo il diploma lavora negli studi  cinematografici Guangxi come direttore della fotografia e poi attore fino al suo film d’esordio dietro la macchina da presa con Sorgo rosso, 1987 (domenica 2 settembre ore 15), che vince l’Orso d’oro al festival di Berlino del 1988. Il film, tratto da un libro di Mo Yan, racconta gli anni durissimi della guerra contro i giapponesi ed è interpretato dall’attrice Gong Li, sua compagna per otto anni, destinata a diventare una diva del cinema cinese e internazionale. Nel ’90 è ancora lei la protagonista di Ju Dou (domenica 20 agosto ore 15), girato insieme a Yang Fengliang, storia di una stupenda fanciulla finita in moglie a un laido, violento notabile del villaggio. Per l’occasione Gong Li esibisce audacemente il seno nudo in un paio d’inquadrature in primo piano, cosa fino ad allora considerata inaudita dalla morale cinese. La vita artistica del regista non è però tutta rose e fiori. La censura lo tiene d’occhio anche quando realizza Lanterne rosse, 1991 (venerdì 24 agosto ore 21,15 e sabato 1° settembre ore 15,30) distribuito solo molto tempo dopo; triste vicenda di quattro mogli del vecchio padrone Chen in una Cina profonda e millenaria, dove la donna è puro oggetto del piacere sessuale e mezzo di riproduzione della famiglia. Pur non molto amato nel suo paese Zhang Yimou è ormai affermato a livello internazionale. Del ’92 è La storia di Qui Ju (domenica 9 settembre ore 15), Leone d’oro a Venezia; la battaglia della moglie incinta di un contadino accusato ingiustamente dell’aggressione del suo capo villaggio e del ’94 è Vivere ! (mercoledì 22 agosto ore 16,30), che mostra il talento estetico, le inquadrature asciutte, i piani-sequenza delicati e il colore splendente del suo cinema.  Nel ’97 il regista si concede una commedia sarcastica con Keep Cool (sabato 8 settembre ore 15) nella quale vediamo una Pechino ormai consumistica. Nel ’99 gira La strada verso casa (mercoledì 29 agosto ore 17) e Non uno di meno (venerdì 31 agosto ore 19), altro Leone d’oro alla Mostra di Venezia, storia di una ragazzina tredicenne che insegna in una classe di ventotto bambini in una sperduta scuola della provincia cinese. Seguono poi La locanda della felicità, 2000 (lunedì 20 agosto ore 17); un povero pensionato alla ricerca dell’anima gemella; Hero, 2002 (martedì 21 agosto ore 17); la leggenda di un eroe Senza Nome che racconta di aver sconfitto tre spietati guerrieri; La foresta dei pugnali volanti, 2004 (domenica 20 ore 19 e giovedì 23 agosto ore 18,45); superproduzione storica girata tra la Cina e l’Ucraina; La città proibita, 2006 (lunedì 27 agosto ore 17), terzo film d’azione ambientato nella tarda dinastia Tang.  Nel 2014 Yimou ritorna al tema della Rivoluzione Culturale con il pregevole Lettere da uno sconosciuto (lunedì 20 agosto ore 19 e lunedì 3 settembre ore 17), il ritorno a casa di un professore dissidente dopo vent’anni trascorsi in un campo di rieducazione ansioso di riabbracciare sua moglie che però non lo riconosce.

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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