#MiSiEscludeva: la storia di come i Beatles contribuirono a fermare la segregazione negli Stati Uniti

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Immaginate cosa possa voler dire trovarsi, l’11 settembre 1964 a Jacksonville, in Florida. Siamo in piena segregazione, in uno stato del sud tra l’altro, perciò ancor più sensibile al tema. Malcom X e Martin Luther King stavano combattendo le loro battaglie, ma la piena integrazione tra uomini di colore e bianchi sembrava ancora un’utopia (ma ci sarà mai piena integrazione?).

Quella sera però a Jacksonville, FL, ci sarebbe stato un tumulto diverso, molto più pacifico: stavano arrivando i Beatles, nel bel mezzo del loro tour americano. Nell’aria però si sentiva che qualcosa non andava: gli organizzatori del concerto non erano in grado di fare la “classica” divisione dei posti tra bianchi e neri. Perchè? Per volere dei Beatles!

«Venivamo da Liverpool suonavamo con band nere e c’erano neri nel pubblico – racconta Paul McCartney – Quando andammo a Jacksonville e sentimmo che bianchi e neri sarebbero stati separati, dicemmo: “Non è possibile!” Li forzammo ad integrarsi».

Sulla carta i Beatles non fecero altro che avvalersi della Civil Rights Act, legge statunitense che aveva dichiarato illegale la segregazione razziale in ogni luogo pubblico (promulgata appena due mesi prima del concerto di Jacksonville), ma quel che sembra come una semplice esecuzione di una legge in realtà è stato molto di più: i Beatles (come sempre per primi) capirono che poterono sfruttare il loro successo non solo per suonare ed emozionare, ma per lanciare messaggi e lasciare un segno tangibile nella storia.

Perciò l’11 settembre 1964, per la prima volta, uomini di ogni etnia poterono vedere insieme il concerto della più grande band della storia. E non si fermarono qui: da quel momento in poi infatti i Beatles inserirono nei loro contratti il divieto di segregazione. Avevano capito che potevano fare molto per la collettività e decisero di prendere una posizione, con tutti i rischi che potevano derivare, perchè, come dicevano «Noi suoniamo per la gente, non solo per alcune persone».

Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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