23 agosto 1978, Mina si congeda: l’ultima zampata live della Tigre

Ricordiamo oggi i quarant'anni dall'ultima esibizione pubblica della straordinaria artista cremonese: una serie di concerti che hanno fatto storia.

0
Mina

Agosto 1978, Versilia: Anna Maria Mina Mazzini torna a cantare dal vivo, al locale Bussoladomani. Torna in realtà a mostrarsi in pubblico quattro anni dopo la sua ultima conduzione televisiva al fianco dell’allora esordiente Raffaella Carrà: lo show è Milleluci e Mina, durante un’intervista, palesa chiaramente la sua intenzione di prendere una lunga pausa, affermando «Sono stata molto male, dopo Milleluci non canterò più» e affidando alle note, quelle di Non gioco più, sigla finale della trasmissione, il compito di rendere la decisione ancora più ufficiale.

Mina torna, dunque: come raccontano le cronache dell’epoca, l’annuncio di non uno, ma ben quindici concerti tra giugno e settembre sorprende i suoi ammiratori e supporters, riempiendoli di una gioia incredula. L’artista di fatto non si esibiva live in qualità di cantante dal 1972, alla Bussola di Focette, anno che fu per lei assolutamente da record: venticinque serate tutte sold-out, un numero che persino a noi, abituati come siamo agli stratosferici tour delle grandi star di oggi, suona stupefacente.

Mina torna e lo fa in grandissimo stile: si tratta, infatti, di veri e propri concerti-spettacolo la cui apertura è affidata, di sera in sera, ad attori diversi (si alterneranno infatti sul palco nomi del calibro di Gino Bramieri, Walter Chiari, La Smorfia); dei quindici live inizialmente in calendario, l’artista riuscirà a farne solo undici a causa di una imprevista infezione polmonare, ma l’incidente di percorso non intaccherà minimamente lo straordinario successo di pubblico di quello che sarà l’ultimo tour di una performer che ancora negli anni duemila viene considerata la stella più brillante del firmamento della musica nazionale.

Mina

Ma Mina è già Mina in quell’estate del ’78 e perciò già nei giorni precedenti alla prima data, il 24 giugno, tutti i media dell’epoca — carta stampata e TV — dedicano almeno un servizio all’artista, speculando senza troppe remore etiche tanto sulla sua capacità di mantenere una costante qualità vocale sulla lunga distanza, quanto sulla sua forma fisica. Lei, però, ci è abituata: a sentirsi definire vecchia a 38 anni, a sentirsi mortificare per la sua relazione — con tanto di “frutto della colpa”, suo figlio Massimiliano — con un uomo sposato.

Ci è abituata e ha quasi imparato a riderci su: «Che pazzi, che pazzi, vecchia a 38 anni! Sono qui che non ho ancora capito se devo cominciare a vivere o se è ancora troppo presto, insomma mi sento così bene, e poi non ho mai capito certe ossessioni. Le mie ossessioni semmai sono altre… una ossessione è proprio quella dei giornali. Ho una montagna di querele, non mi sono mai rassegnata al linciaggio ma non è mai cambiato niente. Non eravamo nel medioevo, eravamo nel ’63 e i giornali mi chiamavano pubblica peccatrice: un settimanale di informazione, importante, pubblicò una foto di me assieme a Corrado Pani, io avevo il pancione, aspettavo mio figlio, e ridevo: e la didascalia diceva “ma chissà cosa avrà da ridere…”. E poi mi cacciarono dalla televisione, allora, sempre perché aspettavo un figlio da un uomo sposato, e per quanto una se ne freghi, vada dritta per la sua strada, i segni restano, per lo meno la paura, l’orrore dei giornali, la difesa a tutti i costi di sé…» , dirà nelle interviste di quei giorni.

MinaInsomma, da una parte l’artista, dall’altra l’orda barbarica armata di penna affilata e morale a orologeria di chi si sente in diritto e anzi in dovere di disporne a propri piacimento, secondo l’intollerabile (il)logica che stabilisce che chi sceglie di fare un lavoro che lo espone al pubblico giudizio e di condurre giocoforza una vita sotto i riflettori, a quel pubblico giudizio e a quei riflettori deve ogni parte di sé, anche la più intima e fragile. Chi riesce a notare differenze rispetto all’atteggiamento che i media e i fan-atic-s hanno nei confronti degli artisti oggi, decisamente merita un premio eccezionale.

Ma la Tigre di Cremona va avanti per la sua strada, a testa alta e voce impeccabile, forte anche dell’appoggio dell’amico Sergio Bernardini, manager e organizzatore dei concerti a Bussoladomani, con il quale Mina aveva di fatto esordito negli anni ’60 e che faticherà molto a convincerla a tornare a cantare in pubblico: è proprio lui a occuparsi della nascita della nuova struttura, un tendone molto simile a quello di un circo capace di ospitare migliaia di persone in un’epoca nella quale il fascino dei locali storici che erano stati testimoni e protagonisti della rinascita postbellica e dei nuovi fermenti socioculturali e glam del Paese stava già iniziando a dare evidenti segni di cedimento. A ogni live, dai seimila ai settemila spettatori affollano il locale e si tratta di un pubblico estremamente eterogeneo: famiglie, borghesia, la comunità gay della quale Mina è ormai diventata icona incontrastata: «Ai suoi spettacoli non mancano mai.

Perché Mina, e Patty Pravo in misura minore, rappresentano ai loro occhi la Donna Controcorrente: quella che ha infranto per prima i tabù, e ha inseguito l’amore senza preoccuparsi di tradizioni e convenzioni. Mina vive come le pare. E non gliene frega niente se l’oggetto della sua passione è dentro o fuori i parametri della morale sessuale», confida uno spettatore a Nantas Salvalaggio, allora inviato de Il Giorno.

Nella notte tra il 24 e il 25 giugno, subito dopo la conclusione della prima data, tre dj di Radio Taranto riescono, per una serie di fortunate combinazioni, a ottenere un’intervista: Mina, felice e rilassata, apre il suo cuore e risponde a tutte le domande che le vengono poste, siano esse inerenti alla sfera privata o a quella pubblica. A Rita Madaro, che conduce l’intervista, l’artista affermerà a proposito della serata: «Voglio dire, cercando di oggettivare la cosa, se mi devo togliere dalla storia, dal contesto, devo dire che è stata una cosa di costume proprio spaventosa. Cioè, credo che raramente succede una roba del genere. Ma non parlo come me, Mina, parlo come me Mazzini, come una spettatrice che va a vedere una roba, una cosa spaventosa addirittura angosciante dalla botta di emozioni, una sferzata di emozioni di una violenza totale.». E ancora: «Accidenti, lo devo proprio dire, mi piace, sono bellissimi, il pubblico è bellissimo: questa non è retorica, quelle robe per lisciare: Il pubblico è tutto fantastico, accidenti, sono più belli loro di me, molto di più. Stasera erano stupendi, ma molto più di me, cioè l’emozione vera, violenta veniva da loro, non da me…». Poche ore dopo aver rilasciato l’intervista, Mina chiede come favore personale a Rita Madaro di non trasmetterla in radio o, perlomeno, di farlo solo parzialmente, proprio perché molto intima. Difatti, sebbene nel 1981 ne vengano pubblicati alcuni stralci su TV Sorrisi e canzoni, la versione integrale a oggi risulta praticamente introvabile.

La Tigre, dunque, conquista tutti, come sempre. E canta i suoi più grandi successi, ma non solo: in scaletta ci sono anche, tra gli altri pezzi, Stasera io qui di Ivano Fossati, Margherita di Riccardo Cocciante, Stayin’ alive dei Bee Gees, i capolavori di Lucio Battisti. Un tripudio: sul palco vengono lanciati fiori, Mina non riesce a contenere la sua gioia e spesso si commuove nascondendosi dietro un sorriso quasi isterico. Ma sente d’essere tornata davvero, più brava che mai. Un live di valore internazionale grazie anche all’orchestra diretta dal maestro Pino Presti, che porta la stampa a paragonarlo ai grandi show americani ospitati nei club di Las Vegas e Miami.

L’ultima data del tour — appunto il 23 agosto del 1978 — prevede una ripresa televisiva e la registrazione di un terzo disco dal vivo, in questo caso doppio: intitolato semplicemente Mina Live ’78, l’album viene inserito dalla rivista Rolling Stone tra i 100 dischi italiani più belli di sempre. «Non mi sarei mai aspettata un trionfo di queste dimensioni. Chissà perché ho aspettato sei anni prima di tornare davanti al mio vecchio pubblico della Versilia. Sono commossa. Ora posso dire con sicurezza di non avere più timori», è la dichiarazione dell’artista alla fine di questa lunga serie di performaces live. Ma saranno davvero le ultime: in questo 2018 Mina festeggia i sessant’anni di carriera, 40 dei quali spesi lontana dallo sguardo critico dei suoi detrattori, ma anche da quello incrollabilmente affettuoso del suo pubblico, che ancora oggi la supporta e spera con ferma tenacia in un suo ritorno.

Ci speriamo anche noi… e, nel frattempo, andiamo ad ascoltarci una delle sue tante, tantissime esibizioni memorabili, ché la Musica, quando è bella, ha già in sé tutto ciò che serve per amarla.

CONDIVIDI
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più sulla vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here