Venezia 75. Leoni di genere e d’autore

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Differenza tra il Festival di Venezia (numero 75, tra il 29 settembre e l’8 agosto) e il Festival di Cannes ai tempi di Internet: per ovvi motivi si chiede ai giornalisti di non scrivere prima che il pubblico veda i film, ma i film ai giornalisti li lasciano vedere in anteprima per digerirli: poi si confida nel rispetto di un patto consensuale. Mica male. Elegante. Torna la Sala Web e da ogni parte d’Italia ci si può collegare per vedere (per 5 giorni dal passaggio al festival) 18 titoli di Orizzonti, Biennale College, Sconfini (che era il Cinema nel Giardino) e Fuori Concorso. Che altro dire? Che la linea generale è proporre film d’autore che siano anche cinema di genere. Non è facile, e se viene bene è bello.
Intanto il film di apertura è del Damien Chazelle di La La Land, è in concorso, si intitola First Man (Il primo uomo) e offre Ryan Gosling nel ruolo di Neil Armstrong, il primo astronauta che mise piede sulla Luna (e per la poca gravità a modo suo danzò, il che di sicuro a Chazelle piace). Scritto dal Josh Singer di Il caso Spotlight e The Post, si immagina con cura, avventura spaziale , ormai Storia. Poi Michel Audiard ci prova con un western nell’Oregon di metà ottocento, titolo ambiguo The Sister Brothers (I fratelli Sorelle), mentre I fratelli Coen si cimentano col western a struttura antologica che doveva essere una serie (e infatti è prodotto da Netflix; altra differenza con Cannes, i film passano al festival anche se nascono per i passaggi tv): The Ballad of Buster Scruggs. Paul Greengrass affronta ancora il terrorismo contemporaneo con 22 luglio, la vicenda del nazista Breivick che fece 77 vittime (e pare si lamenti di mancanze di attenzione nelle strutture in cui è ora detenuto). Ci si attende molto da Florian Henckel von Donnersmarck che con la sua Opera senza autore (una storia della Germania attraverso i sentimenti di un artista) potrebbe bissare i fasti di Le vite degli altri.
Casi: è atteso al vaglio, soprattutto dopo Chiamami col tuo nome, il remake di Suspiria di Argento firmato da Guadagnino, è attesa al vaglio anche l’immaginifica Jennifer Kent di Babadook in concorso con The Nightingale con una storia di vendetta nella Nuova Zelanda dell’800: ex galeotta irlandese in caccia di tormentatore inglese aiutata da aborigeno. Tra gli altri in concorso occhio a Martone con Capri Revolution, a Reygadas con Nuestro Tiempo, all’emergente Lanthimos con i giochi di corte di The Favourite, a Julian Schnabel che decide di affrontare da pittore regista Van Gogh At Eternity’s Gate. Dalla sezion Sconfini (ex cinema nel girardino) attenzione a Gipì con il suo ammiratore seriale, Il ragazzo più felice, al Banchiere anarchico di Giulio Base, All’arrivederci Saigon di Wilma Labate, alla versione extended cut di The Tree of  Life di Terrence Malick, a Camorra di Francesco Patierno. Fuori concorso appuntamento con due docu attorno a Trump: American Dharma di Erroll Morris, ritratto di Steve Bannon, dal 20 gennaio al 18 agosto 2017 coordinatore elettorale poi silurato dalla Casa Bianca, e Monrovia Indiana di Frederick Wiseman, su come una circoscrizione ha portato alla vittoria di Trump. Infine, le chicche: in fiction fuori concorso Saverio Costanzo che porta L’amica geniale di Elena Ferrante e in eventi speciali l’ormai mitologico (e finalmente finito) The Other Side of the Wind di Orson Welles, girato tra 70 e 76 con molti registi amici, rimasto incompiuto alla morte del genio (completo- oltre 1000 pizze- ma montato solo per 45 minuti), anomalo, che ha per tema un film del sedicente J.J. Jake Hannaford, regista al tramonto che indaga il nudo, l’omosessualità da un occhio etero e il rapporto uomo dio/in quello tra attore e regista

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