Venezia 75. Sulla mia pelle

Passione e morte del giovane tossicodipendente caduto dalle scale della giustizia

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Sulla mia pelle (film di apertura di Orizzonti) racconta passione e morte di Stefano Cucchi spirato dopo lunga sofferenza e molta indifferenza mentre era in custodia cautelare sei giorni dopo il suo arresto nell’ottobre 2009. Il film è una via crucis a volte difficile da sopportare, ma attenzione: non c’è una sola scena di violenza o di maltrattamento. Si vede Cucchi fermato mentre fuma in macchina sigarette del monopolio, portato in caserma dopo che gli hanno trovato fumo e cocaina, portato in una stanza, presumibilmente picchiato fino a rompergli due vertebre (ma non viene mostrato: non è ancora dimostrato…) e quindi per 6 giorni smistato tra  guardiani più o meno pietosi, assistenti sociali, infermieri e medici più o meno interessati a indagare se sia davvero caduto dalle scale, come continua a ripetere, o picchiato dalle forze dell’ordine. Alle richieste dei genitori molte voci anonime rispondono solo invocando regole e protocolli a cui non vogliono venire meno. Il paradosso è che non fanno orrore i segni della violenza (nel film appaiono persino meno evidenti che nelle foto dei telegiornali) ma il curioso nascondersi di tutti dietro regole inviolabili in un’Italia che di solito sembra colonizzata da chiacchieroni anarcoidi. Qui tutti si nascondono dietro la legge fino a che il ferito (peraltro descritto anche nella sua ignoranza autolesionista e nella sua diffidenza per il potere: non protesta, non denuncia, non ci crede)semplicemente muore. Un film sgradevole e necessario per capire.

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