È nata una stella, quarta versione (le precedenti nel 37 di Wellman, nel 54 di Cukor, nel 76 di Pierson) si basa sulla consueta struttura artista affermato (beone o malato e in declino) scopre fanciulla che è un diamante (ma nessuno sa vederlo) e ne fa una star. Poi il successo di lei lo fa arrabbiare, ricade nel disastro, dramma. Stavolta è il divo alcolizzato del country-rock Bradley Cooper che per bere qualcosa finisce in un bar di drag queen dove Lady Gaga canta nel tempo libero La vie en rose. Lui la fa cantare al volo in un suo concerto, è ovviamente super, si innamorano, lei diventa più famosa di lui, lui entra in crisi, tragedia finale. Diciamo che la versione firmata da Cooper non dimentica un solo luogo comune o un espediente basso per avere consenso popolare e che la vera novità è che qui nessuno prova mai le canzoni e quasi senza sapere accordi e testi le performance vengono bene. Lady Gaga sapete già che sa cantare, alla storia d’amore senza troppa fantasia ciascuno supplirà con le sue esperienze personali, la sceneggiatura a un certo punto ha avuto un incidente la cui natura è ancora da chiarire e le canzoni non ci sembrano memorabili. Ci dicono che in questo film Lady Gaga è struccata o quantomeno truccata da struccata. Vabbé
Venezia 75. È nata una stella
Quarta versione del dramma chiave: lui scopre lei, la ammira, la ama, la lancia, la invidia, sta male





































