Un chimico in fuga verso ovest durante la corsa all’oro porta con sè la formula di un reagente per vedere le pepite d’oro nei torrenti. Un detective lo insegue per trovarlo e intanto tiene un raffinato diario, due assassini inseguono il detective e il killer per conto del solito protocapitalista onnipotente e criminale che vuole la formula. I due killer sono i Sisters Brothers (i fratelli Sorelle) e si presentano in maniera anomala: nel buio totale della prateria vediamo le lingue di fuoco delle loro colt e sentiamo gli spari: sanno uccidere anche alla cieca. Non importa per chi e perché. Uno è un animale alcolizzato che usa parole da predicatore in maniera scorretta, l’altro, il maggiore, lo corregge, ogni tanto lo salva e prima di dormire annusa uno scialle e sospira. Attraversano l’America del 1851 dall’Oregon alla California e il loro non sembra un film western, ma un romanzo picaresco sullo spostamento trasversale del progresso, tragicommedia in cui si alternano i discorsi del chimico su un mondo ideale, il cinismo intristito del detective, la scoperta dello spazzolino da denti che migliora l’alito e mantiene i denti e del watercloset, la nascita delle città in una notte, la civilizzazione che corre in parallelo alla violenza più anarchica. Il bello è che questo non western ricavato da un romanzo di Patrick De Witt (in italia Arrivano i Sisters, Neri Pozza) lo firma Jacques Audiard di Il Profeta, Un sapore di ruggine e ossa, Dheepan. Da non perdere anche se non vi stanno simpatici i western
Venezia 75. The Sisters Brothers
Due cacciatori, due prede, nel mezzo la Frontiera che si sposta e il West che cambia. Firmato Audiard







































