Venezia 75. Nuestro Tiempo

Carlo Reygads e la coppia aperta che vuole stare al chiuso nella famiglia, con metafore taurine

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Nel cinema di Carlos Reygadas c’è sempre una strana commistione tra una struttura drammaturgica complessa e immagini folgoranti che sembrano arrivare a caso, e riempiono di significati diversi il telaio del film. La storia al centro di Nuestro tiempo è una coppia che esplora i labirinti del libero amore all’interno del matrimonio tradizionale: lui è un ganadero (un allevatore di tori da combattimento, però raffinatissimo), un poeta e un marito sempre sull’orlo dell’abisso nel lasciare la libertà sessuale alla moglie (e nel contempo dirigerla come un regista). L’accostamento volgare tra corna dei tori e i tradimenti pilotati passa per la testa dello spettatore ma viene spazzato da strane sequenze quasi oniriche prese dalla natura e dalla tecnica, in apparenza decentrate rispetto al nucleo: bambini che attaccano bambine in uno stagno fangoso e sconfinato, un atterraggio lento e bellissimo tra le nubi sulle luci di una città, combattimenti tra tori nella nebbia dei pascoli per il controllo del territorio e del gruppo. Che è ciò a cui forse abbiamo assistito in forma umana e culturale per 3 ore. Reygadas è in campo personalmente anche come attore. Chissà se anche in altro ruolo. E come al solito c’è un’immagine diabolica o panica. Chissà se è l’eros. In tutti i suoi film.

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