Venezia 75. Vox Lux

Vita infelicissima di una popstar in un mondo scandito dal terrorismo

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Brady Corbet è al suo secondo lavoro di regia, il primo era stato l’ambizioso e criptico Childhood of a Leader- L’infanzia di un capo, e in questo Vox Lux conferma le sue ambizioni di narratore globale dello zeitgeist, ma le spalma su un racconto più lineare, la vita di una popstar, aiutato dalla musica di Sia, e scandito nel tempo da episodi chiave di violenza: si comincia a scuola con il massacro di Columbine da cui la protagonista Celeste esce con un proiettile nella spina dorsale, il che la porta in tv dove sfonda con una gran bella canzone e così diventa un idolo elettropop. Altre due fasi sono un trauma sentimental sessuale dopo l’11 settembre  e più avanti, quando ormai Celeste (natalie Portman) è una superdiva supernevrotica con una figlia avuta da bambina (stessa attrice  che impersonava lei nella prima parte) è alle prese con un ulteriore attacco terroristico in cui gli assassini sono mascherati come nei suoi video: il che, nel mondo dei giudizi mediatici in rete, dove tutto è più veloce del cervello, può essere un boomerang per l’immagine o un ulteriore salto di popolarità. Il gran finale è un concerto. Ci sfugge se sia dovuto contrattualmente per via delle creazioni musicali di Sia (produttrice esecutiva) o celi significati più profondi. Bisognerebbe tradurre i testi delle canzoni.

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