Tre film che raccontano il mondo di Carlo ed Enrico Vanzina nel quale si sono identificate intere generazioni di spettatori
L’8 luglio scorso ci ha lasciato Carlo Vanzina, un autore capace di unire i ragazzi degli anni Ottanta e i loro figli, i paninari e le generazioni X-Y, le finte bionde e i millenials, come in Il cielo in una stanza, dove padre e figlio viaggiano nel tempo ritrovandosi entrambi adolescenti negli anni Sessanta. Carlo era un uomo radicato nel suo tempo e nel suo spazio, un dedalo di vie e viette nel cuore dei Parioli, il quartiere dove si respirava ancora il profumo del grande cinema italiano racchiuso come in un fortino, tra le residenze di mitici personaggi e gli uffici delle case di produzione. Era la Roma piena di contraddizioni che si rifletteva nei suoi film, scritti insieme al fratello Enrico. Con la morte di Carlo si chiude veramente un’era, che non comincia nel 1976, anno del suo esordio con Luna di miele in tre, ma inizia nel dopoguerra, con il padre Steno. Dal 1949 a oggi, anno dopo anno, un film dei Vanzina ha sempre accompagnato l’Italia e gli italiani. Un filo ininterrotto che ha contribuito alla nostra identità. Nel 1983 Sapore di mare (ore 17), ambientato nel ’64 in Versilia, racconta la vacanza di un gruppo di ragazzi, due fratelli napoletani, Paolo e Marina e altri loro coetanei. Pur appartenendo a ceti diversi i giovani passano l’estate divertendosi tra gare in pineta, vespe e lambrette, gli amori con i primi baci, la musica e il ballo nei locali notturni fino alla fine dell’estate e anche di molte loro illusioni. Si ritroveranno nel 1982 invecchiati e malinconici perché la vita non è stata come loro l’avevano sognata. Virna Lisi nel ruolo di una donna di mezza età insoddisfatta si guadagna il Nastro d’argento e il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Nel 1990 i Vanzina con Tre colonne di cronaca (ore 19) affrontano un tema più impegnativo ispirandosi al romanzo di Corrado Augias e Daniela Pasti, la scalata di un finanziere e di un uomo politico, decisi a impossessarsi di una testata giornalistica utilizzando ogni forma di pressione lecita e illecita tra i quali anche l’omicidio. Gian Maria Volontè nei panni del direttore del quotidiano è aiutato da due coraggiosi uomini, un commissario di polizia (Massimo Dapporto) e un cronista (Sergio Castellitto) per sventare la subdola operazione. Nel 2002 i Vanzina firmano Il pranzo della domenica (ore 20,45), un omaggio alla commedia all’italiana che s’ispira ai classici C’eravamo tanto amati, Una vita difficile, Speriamo che sia femmina e La famiglia. Franca, una vedova della buona borghesia romana (Giovanna Ralli) ogni domenica pranza con le tre figlie sposate, ma nel corso di una di queste riunioni familiari cade e si rompe il femore. La sua convalescenza farà scatenare contrasti, tensioni e dissapori di una famiglia solo all’apparenza felice e unita.







































