A Capri, ai primi del 900, il destino riserva il ruolo di crocevia di tanti ismi: lì soggiornano i socialisti rivoluzionari, per amore (come Lenin) o per forza, lì ci sono medici progressisti e insieme interventisti che fanno del loro meglio per la salute del popolo e pure auspicano i cambiamenti della prima guerra mondiale, lì ci sono strani antesignani degli hippie che scendono da nord e adorano il sole nudi, intrecciano ghirlande di danze come nei quadri di Cezanne, elaborano teorie del colori e dei suoni, spesso si danno al libero amore e alle medicine alternative. Si dividono ovviamente in apollinei che coltivano utopie di pace in comuni e dionisiaci che sentono l’odore del sangue e anticipano certi riti crudeli delle avanguardie. E poi ci sono i capresi, che diffidano delle medicine, del progresso, dell’arte, dei diavoli biondi e svergognati e in genere di tutto quello che non capiscono. Una pastorella inquieta in conflitto con il maschilismo della famiglia comincia a prendere il sole nuda per imitazione, poi osa avvicinare i nudisti, impara a leggere, a scrivere, a parlare inglese e a sperimentare i guai delle medicine alternative. Forse, è un rilievo che si potrebbe fare a Martone, un po’ troppo in fretta dati i tempi, ma non si sa mai: in fondo quella magia è anche nella Storia di San Michele di Axel Munte, medico, nordico, stregato dalle rovine e dal sole. Qualcosa però ci tiene all’esterno della storia. Che sia la confezione?
Venezia 75. Capri Revolution
Martone racconta Capri ai bordi della Grande Guerra tra socialisti, spiritualisti, utopisti, interventisti capre e capresi








































Marpione? Maledetti correttori ortografici!