Venezia 75. Les Estivants

Un’estate in villa con la (ricca) e squinternata famiglia di Valeria Bruni Tedeschi

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Dicono che Valeria Bruni Tedeschi faccia sempre lo stesso film fragilissimo e snob: lei, di famiglia ricca, che racconta le sue fragilità e nel frattempo mette alla berlina gli affari (gli amori, i lutti, i vizi e i segreti) della sua famiglia ricca. Stavolta la famiglia (ricca, ma un po’ provata) è riunita in una villa sulla Costa Azzurra, mentre la Tedeschi si prepara a fare un film che non sa spiegare, aspetta il fidanzato indeciso che l’ha definitivamente mollata, la sorella  rimpiange un bambino sacrificato ai dubbi di un amore anziano, la madre (la vera madre della Tedeschi) ricorda particolari imbarazzanti dell’infanzia, la sceneggiatrice invece di scrivere vive una storia di passione inattesa e i lavoranti della villa hanno rimostranze sindacali da fare. Il fatto che la Tedeschi sia ricca è spesso sottolineato nelle critiche perché è un dato populisticamente forte in questo tempo in cui si stanno arrotando le ghigliottine. Eppure, nel suo esile, ma spesso esilarante grumo di nevrosi, tra tante cose buffe e alcune tristi, mette in bocca alla sua sceneggiatrice (all’attrice che la impersona) una perla per la politica dei nostri giorni: la sceneggiatrice viene provocata dall’industriale a definire la differenza tra destra e sinistra, se mai ci sia ancora una differenza, si prende il suo tempo e infine dice: la destra sa che la natura è più forte dell’uomo e le va bene così (vince il più forte). La sinistra sa che la natura è più forte dell’uomo, eppure si ostina ad apportare cambiamenti, anche se sa che saranno lenti e forse spazzati dalla legge del più forte. Vale la pena che la Tedeschi insista e faccia anche sempre lo stesso film, no?! E non è in concorso

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