Venezia 75. Ombra

Attenti al sosia. Zhang Yimou ancora alle prese col cinema di spada e potere in epoche mitiche

0

C’è un re che in apparenza non vuole riconquistare un regno e preferisce giocare a scacchi, c’è il suo comandante che ha disubbidito e ha chiesto un duello risolutivo al re dell’altro regno,  ma rifiuta di suonare il liuto per il suo re, c’è l’esercito pronto a stare con lui, c’è un’ombra che trama nell’Ombra. L’Ombra è il sosia che molti potenti usano per evitare di essere fatti fuori negli intrighi di corte. L’“ombra” del comandante (malatissimo per una ferita che non si rimargina mai) è quasi meglio del comandante e sotto una pioggia torrenziale in un panorama corrusco tutto grigio e perla, virato per lasciare colore solo alla carne e al sangue, dopo molto tramare nel secondo tempo si arriva al duello e alla battaglia. Gli scacchi sono bianchi e neri, quasi bianco e nero è il colore elettronico della pellicola, il comandante e la sua ombra si addestrano su una grande piattaforma Taichi con i segni dello ying e dello yang, divisi per colore, Jing è l’ombra, Yang è il nome del nemico. Zhang Yimou sembra ormai essersi dedicato al cinema “storico” e confeziona l’ennesimo gioiello (lezioso, per chi non ama il genere) di spada e strategie del potere in epoche lontanissime di una Cina divisa: diciamo che il primo tempo è dedicato all’intrigo, il secondo a curiose nuove varianti del combattimento in spazi che ricordano la prospettiva della pittura cinese degli orridi e delle montagne. Il finale è letteralmente a scatole cinesi e insegna a diffidare di tutte le apparenze. Anche degli ombrelli.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome