Venezia 75. Premi. I soliti sospetti

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L’antico proverbio tibetano che apre Jinpa di Pema Tseden recita “Se ti racconto il mio sogno, potresti dimenticarlo; se agisco seguendo il mio sogno, potresti ricordarlo; ma se ti lascio entrare nel mio sogno, allora potrebbe diventare anche il tuo”. Nel film un tipo che si chiama Jinpa guida un camion su un altopiano tibetano, dà un passaggio a un altro che si chiama Jinpa e il primo entra nel sogno del secondo. Jinpa di Pema Tseden ha vinto il premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura. Ma potrebbe essere il premio al miglior sogno. Giusto per dire che i premi inseguono logiche evanescenti come i sogni.
E poi in Jinpa qualcuno canta O sole mio (in cinese o in tibetano?).
Restiamo in Orizzonti: Tel Aviv on Fire ha vinto il premio per la miglior interpretazione maschile (Kahif Nashiv). Più che meritato. Eppure quello è un film costruito su una sceneggiatura a orologeria. E allora?

Passiamo ai Leoni del Concorso. I soliti sospetti sui poteri forti (e su quelli deboli) che dirottano le giurie.
Nel festival che doveva coniugare film di genere e film d’arte ecco, hanno vinto i due western: Leone d’argento – premio per la miglior regia a Jacques Audiard per per The Sisters Brothers e Miglior sceneggiatura a Joel Coen e Ethan Coen per The Ballad of Buster Scruggs. Che oltretutto sono anche due premi a Netflix nel festival che apre alla tv online. Sospettosi? A difesa c’è da dire che potrebbero essere definiti due western solo nella confezione.

Premio speciale della giuria a The Nightingale di Jennifer Kent. Questa è una sorpresa. Non sarà per rimediare all’ingiuria gridata in sala alla fine della proiezione stampa? E ancora: Premio Marcello Mastroianni per l’attore emergente a Baykali Ganambarr che in The Nightingale è la guida aborigena. Volevano rimediare all’atmosfera di razzismo che permea ormai il nostro quotidiano? Ai crimini del colonialismo?

Arriviamo alle paranoie: Leone d’argento- Gran premio della Giuria a The Favourite di Yorgos Lanthimos. Avete notato che il presidente della giuria Guillermo Del Toro ha sottolineato tre volte “Great, Great, Great”? Senso di colpa per non avergli dato l’oro? A cui aggiungere la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Olivia Colman che in The Favourite era la regina. Bravissima. Ma ulteriore senso di colpa o spirito salomonico (premiamo la regina, evitiamo di scontentare  le due favorite)?

Coppa Volpi maschile: Willem Dafoe per il suo Van Gogh in At Eternity’s Gate di Julian Schnabel. Non riusciamo a trovare sospetti forti. Quelli deboli sono che il film è anomalo e poco pittorico per un pittore e provavi tristezza per Van Gogh.

Leone d’oro per il miglior film a Roma di Alfonso Cuarón. Cuaron è messicano, Del Toro è messicano. Sarebbe un sospetto forte, non fosse che i due fanno film agli antipodi. Dalla parte di Cuaron c’è che critica e pubblico erano quasi unanimi da giorni. Strano.

I personali premi del recensore vanno
-alle riprese con obiettivi grandangolari di The Favourite (Lanthimos che rifà Kubrick…),
-allo spazzolino da denti con polvere annessa e alla scoperta della catena del wc di The Sister’s Brothers,
-alla genesi dei quadri (pantografati su quelli di Gerhard Richter) di Werk ohne Autor,
-al cowboy che vola in cielo con le ali e l’arpa tra le mani di The Ballad of Buster Scruggs,
-alle vibrazioni e alle urla dei metalli in The First Man
-alle risate tristi di Tel Aviv on Fire ai posti di blocco tra Israele e Palestina

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