Agliardi: «Resto è un’antiantologia. Un album nuovo con canzoni vecchie»

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Uscirà il 14 settembre Resto, il nuovo doppio album antologico di Niccolò Agliardi. Una serie di canzoni, forse tra le meno conosciute del repertorio del cantautore milanese, ora con una nuova veste. E tre inediti, due dei quali prodotti da Corrado Rustici.

Qual è il significato di un’antologia?
Sicuramente non è un bilancio. È semplicemente un punto di questo presente molto bello e molto sereno. Un punto molto piacevole fatto con i miei musicisti, con cui mi sono seduto a un tavolo per cercare di capire cosa funzionasse delle canzoni vecchie e perché ci piace ancora suonarle.
In realtà, Resto non ha nulla dell’antologia. È un bel disco che non segna nessun bilancio e che non guarda al passato: per me è come se fosse un album nuovo. Semplicemente abbiamo dato vita e delle vecchie canzoni.

Dicevi che ti diverte ancora cantare i vecchi pezzi. E i nuovi?
Ci sono delle mie vecchie canzoni che, nei concerti, non vedo l’ora di cantare perché mi emozionano. Gli inediti di questo disco hanno un peso specifico non indifferente. Direi che l’antologia tutta è stata pensata per queste canzoni.

E allora perché non hai fatto un intero album di inediti?
Perché non avevo voglia di scrivere altri pezzi. Non penso che abbia senso proporre dei nuovi brani, quando ce ne sono ancora tantissimi che la gente non conosce.
Abbiamo fatto queste tre canzoni e poi abbiamo dato un vestito contemporaneo ad alcune vecchie canzoni.

Questi vecchi pezzi che hai scelto non erano particolarmente famosi. Non hai pensato che magari non lo fossero perché non piacciono al tuo pubblico?
Sì, è possibile. Ma io sono molto caparbio e sono abbastanza convinto che queste canzoni fossero solo vestite male, ma che avessero in sé delle potenzialità. Vale la pena provare a riproporle diversamente.
E poi, anche dal punto di vista estetico, tattile, di grafica e packaging, questo album è un lavoro bellissimo: avere questo disco è meglio che non averlo! Occupa uno spazio elegante e garbato nelle case.
E poi è un disco che tiene tutto insieme: le canzoni vecchie risuonate e ricantate, le tre nuove, due omaggi, una canzone che ho scritto per Laura Pausini, Simili, e che mi sono ripreso.

L’album si chiama Resto. I due CD Ora e Ancora. Mi spieghi il significato di queste parole?
Ora e Ancora hanno una desinenza comune.
Ora perché ci sono io, alla mia età, con la mia faccia e le canzoni che contiene quel CD sono state rifatte oggi, con la mia età anagrafica.
Ancora, invece, sta a significare vecchie canzoni ancora vive, pulsanti, che vale la pena ascoltare. Sono i miei pezzi che preferisco.
Resto è un verbo di resilienza e resistenza, con tanti significati. È quello che mi è capitato di fare in questi anni, in cui ho cambiato spesso idea per non cambiare ideologia. Io ci sono da molto tempo, senza tradire me stesso e – spero – nessuno. E poi restare è un verbo bellissimo: quando si ha la sensazione che tutto ci porti verso l’abbandono, è bello restare.

Perché degli origami nell’estetica del disco?
È nato tutto da un’immagine che ho visto una sera a Roma su internet: un cavalluccio marino, così fiero dell’andare dritto nel suo mare, per la sua strada. Aristocratico e fiero. Un personaggio che se la cava da solo. Ho provato a renderlo origami a livello grafico e mi è piaciuto molto. E poi da lì tutto il resto.

Leggendo la tua biografia, ci si perde in un mare magnum di informazioni, collaborazioni, pubblicazioni, esperienze. Chi sei?
Un ragazzo privilegiato che è riuscito a fare della sua passione un mestiere.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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