La difesa dei diritti umani, la lotta ai pregiudizi e alla violenza declinata in tutte le sue forme: è questo il filo conduttore della seconda edizione di OSA – Operazione Street -Art iniziata a Diamante, in Calabria, lo scorso 10 settembre. Da poco più di una settimana la cittadina del tirreno cosentino è invasa da un team di writers professionisti provenienti da tutta Europa che in questi giorni stanno lavorando per riempire le mura del Paese di graffiti a tema.
Ma il piccolo borgo arroccato sul mare non è nuovo alla tradizione dei muri dipinti. Era il 1981 quando l’allora sindaco Evasio Pascale in collaborazione con l’artista Nani Razetti diede il via alla prima operazione murales invitando numerosi artisti a rappresentare la loro visione della Calabria sui palazzi della città.
Da allora questa tradizione si è rinnovata quasi ogni anno – scegliendo per ogni stagione muralista un tema diverso – e Diamante è diventato oggi un vero e proprio museo a cielo aperto. Passeggiando tra le vie del centro storico che profumano di bucato fresco e di ragù è possibile infatti imbattersi nei 300 murales che impreziosiscono le strade del Paese. Una caratteristica che rende la piccola città uno dei borghi più colorati d’Italia e che gli è valsa l’appellativo di “Paese dei nasi all’insù”.
E se 37 anni fa la Diamante diventava la città dei murales, oggi corre al passo con i tempi e si trasforma in uno dei centri nevralgici della street-art. Il festival OSA giunto alla sua seconda edizione è stato ideato e diretto da Antonino Perrotta, artista adamantino laureato all’Accademia delle belle Arti di Roma proprio con una tesi su Diamante.
Perrotta ha voluto riprendere e rivisitare la tradizione muralista del suo paese avvicinandola al fenomeno che si sta sviluppando nei grossi centri urbani. In questa forma d’arte urbana l’estensione delle opere aumenta e i dipinti diventano immensi fino ad arrivare a coprire le intere facciate dei palazzi. Diverse sono le forme e le tecniche stilistiche, che nei graffiti sono decisamente più contemporanee, ma differenti sono anche le procedure di realizzazione: non più colori a olio e impalcature ma spray, elevatori meccanici, proiezioni e pitture al quarzo. L’obiettivo però è lo stesso che ha caratterizzato per anni i murales: lasciare che siano i muri a parlare attraverso le immagini.
“Il progetto OSA è l’esempio della potenza dell’arte e della sua capacità di unire le persone per il raggiungimento di un unico obiettivo – ha dichiarato Perrotta – Ogni artista ha avuto la possibilità di realizzare un’opera trattando attraverso il proprio linguaggio artistico una tematica contemporanea, contro ogni pregiudizio e stereotipo che destabilizzano la nostra società”.
Molti sono i lavori ancora in fase di realizzazione e tanti i nomi noti della street-art che hanno portato il loro stile (e le loro bombolette!) a Diamante: Man O’ Matic, TMX, Toni Espinar, Ele Man, Ozon, Solo, Diamond, Riccardo Buonafede, Stefania Marchetto e Alessandro Rizzotti.
Tra i graffiti dell’edizione 2018 di OSA spicca quello di Sfhir: un ritratto di donna intitolato “Il mistero di Diamante” ispirata proprio dal borgo marinaro che, a detta dell’artista è una città “dall’anima e dal battito costante”. La donna raffigurata si trova in un limbo e, come spiega Sfhir: “aspetta l’arrivo di una chiave. Guarda speranzosa e sa che tra tutte finalmente arriverà – nel becco di un uccello – quella tanto desiderata e aspettata che aprirà la serratura più importante: quella che ha nel petto e che darà accesso al suo universo interiore”. L’opera muraria – realizzata su tre livelli prospettici – risulta essere in assoluto la più grande di tutto il sud Italia.





































