Compie oggi due anni Made in Italy, l’ultimo disco di Luciano Ligabue. Un album che probabilmente non passerà alla storia come tanti suoi precedenti lavori, ma nonostante ciò non si può non definire come un disco speciale, vuoi per il modo in cui è stato realizzato, vuoi per la storia che Luciano ha voluto raccontare.
Made in Italy, per i pochi che non lo sanno, è un concept album le cui canzoni raccontano la storia di Riko, un personaggio buono, incastrato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Un uomo con un matrimonio che, piano piano, sta andando a pezzi. Riko è arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, non gli resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro.
È evidente che non si tratta del “classico” disco di Luciano Ligabue (o di chiunque altro nel 2016). In realtà Made in Italy è più di un disco: è un lavoro più ampio, in cui emerge tantissimo la sensibilità dell’uomo Luciano Ligabue. Liga infatti riesce ad andare a fondo e a costruire uno scenario credibile, vero, tangibile. Basta ascoltare le parole de “La vita facile”, la prima canzone dell’album, per capire l’atmosfera che avrà il disco: «È stato un attimo / E invece mezza vita / Per l’altra mezza vediamo […] Il rock’n’roll puzzava di rivoluzione / Sapeva di aspettative / In un paese che era tutto da rifare / Ma si voleva rifare».
Non manca, come in tutte le opere di Ligabue, la voglia di riscatto e una scintilla propositiva, ottimista, ben presente nella canzone (guarda caso) numero 7, “Ho fatto in tempo ad avere un futuro”: «Ho fatto in tempo ad avere un futuro / Che fosse molto più grande di me / Magari ne merito un altro di nuovo / Dove comunque ci sei anche te».
Ma Made in Italy è, soprattutto, un album suonato, in cui Ligabue si diverte a giocare con i generi (grazie anche alla completezza della sua band): dal reggae-rock di I miei quindici minuti, al rock sprinsteeniano di E’ venerdì, non mi rompete i coglioni, dalla semplicità di Apperò, solo voce e ukulule, allo ska di G come Giungla.
Made in Italy non è un disco semplice, ma è un album che richiede più di un ascolto per poter essere apprezzato. Richiede due cose che nel 2016 (e anche nel 2018) hanno un prezzo molto alto: tempo e attenzione. Ma una volta che l’ascoltatore riesce a fare questo “sforzo”, non può che togliersi il cappello davanti ad un lavoro così completo, ricco e sensibile. Un album che a distanza di due anni, meriterebbe un giudizio migliore rispetto a quello che “i fan” gli han riservato.
TRACKLIST:
1. La vita facile – 4:45
2. Mi chiamano tutti Riko – 3:59
3. È venerdì, non mi rompete i coglioni – 3:56
4. Vittime e complici – 3:36
5. Meno male – 2:02
6. G come giungla – 3:55
7. Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me) – 4:32
8. L’occhio del ciclone – 4:36
9. Quasi uscito – 1:39
10. Dottoressa – 3:13
11. I miei quindici minuti – 4:02
12. Apperò – 1:24
13. Made in Italy – 4:23
14. Un’altra realtà – 2:57






































“Meriterebbe un giudizio migliore rispetto a quello che “i fan” gli han riservato.” ma perché insultare i fan? Il disco è andati bene e il tour ancora meglio… certo, forse non sarà un disco che Voi non fan ricorderete rispetto agli altri ma Noi fan lo porteremo sempre al pari di tutti i Suoi lavori.