In occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale del 1948 e nel giorno in cui Nadia Murad riceverà il Premio Nobel per la Pace
Nadia Murad aveva appena 20 anni la notte del 3 agosto 2014, quando l’Isis attaccò Sinjar, la sua città natale e sterminò la sua famiglia insieme a gran parte della popolazione di fede Yazidi che vive nelle montagne tra Iraq e Siria. Lei fu catturata, subì ogni genere di violenza diventando una schiava sessuale degli uomini del Califfato e solo per una coincidenza riuscì a mettersi in salvo. Ora Nadia è diventata il volto di un popolo dimenticato e giorno dopo giorno, combatte una battaglia difficile e dolorosa, quella per la memoria. Dai campi di profughi in Grecia ai raduni di sopravvissuti a Berlino, dal Parlamento canadese alla sede della Nazioni Unite, questa ragazza giovanissima continua a raccontare la sua storia e trova il coraggio di ripercorrere ancora una volta quei momenti terribili, riaprendo ferite recenti. Perché quanto è accaduto e sta tuttora accadendo non passi sotto silenzio e la sua voce diventi il grido di speranza di un intero popolo. Nel 2016 fu proprio il Festival dei Diritti Umani a raccogliere quella denuncia invitando Nadia Murad in Italia e appoggiando la sua richiesta di riconoscimento del genocidio yazida. La speranza è che il Premio Nobel per la Pace dia a lei e a tutte le vittime delle guerre più forza e più spazio di denuncia. Il film diretto da Alexandria Bombach è stato premiato al Sundance Film Festival.






































