Love and Peace. Il concerto highlander di Shapiro e Vandelli

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Peace and Love
Foto di Angelo Traini

Shel Shapiro e Maurizio Vandelli sono due autentici highlander  della musica, non solo nazionale. Shel ha 75 anni, Vandelli 74 ma sono capaci di suonare e cantare 32 brani per due ore e mezza di concerto. Un prodigio unico.
Il tour è appena iniziato, dopo la data zero di Crema, ieri erano al Teatro Verdi di Firenze. Teatri stracolmi per un pubblico in cerca di emozioni vere. Non esito a dirvi che l’energia di questi due artisti con una band di cinque bravissimi musicisti rock, riesce a commuovere chiunque ha la fortuna di sedersi in platea. Il repertorio è quanto di meglio si possa desiderare, non solo i brani storici dell’Equipe e dei Rokes, ma anche Battisti, Dalla, Rem, Dylan, Cat Stevens, Beatles solo per ricordarne alcuni.
Maurizio omaggia la musica italiana, Shel ci porta verso l’american dream, da Blowin in the wind a California dreamin’. Il concerto parte con un filmato che in due minuti racconta da dove parte la loro generazione a oggi. La cavalcata delle Valchirie con elicotteri ed esplosioni di Apocalypse Now fino alla copertina dell’album Love and Peace con in mezzo, un orologio che riassume le decadi dal 1968 al 2018. Come dire, togliamoci subito di dosso la nostalgia del ’68 ed entriamo nel mondo di oggi. Il primo brano è Che colpa abbiamo noi, con un testo che sembra scritto oggi da quanto è attuale: “Ma che colpa abbiamo noi”, “Spiegateci perché se non la pensiamo come voi, ci disprezzate come mai? “.
Si continua con Tutta mia la città (“un deserto che conosco”). Gli arrangiamenti sono rock ma con suoni di oggi. Oltre alle quattro chitarre elettriche ed acustiche, le sonorità delle tastiere sono un mix di elettronica e suoni vintage. La ritmica è potente e accompagna tutta l’energia della band.
Alle spalle della band è posizionato un ledwall di sette metri per tre con una serie di video ad alta definizione con immagini grafiche di grande suggestione. Non veri clip che descrivono le canzoni, ma un racconto quasi psichedelico: gocce, ombre, fumi, elementi come acqua, luci, cieli notturni, nuvole, strade, figure stilizzate in movimento. Durante Nel cuore nell’anima appare un foglio su cui si compongono le frasi del testo, con tanto di firma finale di Mogol.
Il momento più intimo, dove le emozioni si sprecano, è quello centrale e acustico, dove Maurizio e Shel portano il pubblico in una sorta di club d’altri tempi. Alle loro spalle appare un muro di mattoni rossi, come nei live club inglesi ed europei, come Il Marquee club di Londra o il Cavern di Amburgo. I due si siedono su due sgabelli al centro della pedana con i musicisti intorno e le chitarre acustiche la fanno da padrone, chitarre Eko, persino una da dodici corde che non si ascolta più da decenni su un palco.
Maurizio e Shel si prendono bonariamente in giro, tenendosi alla distanza dall’effetto nostalgia. Si permettono persino qualche aneddoto critico nei confronti di Cat Stevens e Paul Mc Cartney che i due hanno conosciuto bene. È una strana coppia, dove Shel sembra interpretare lo stralunato Jack Lemmon e Maurizio il “cinico” Walter Matthau.
Sul palco si divertono al punto che sembrano due ragazzi che hanno appena iniziato la loro carriera. Cantano come se l’orologio si fosse fermato ai tempi del Piper, anzi addirittura meglio di allora. Fa addirittura stupore vedere un pubblico della loro generazione, alzare i telefonini e fare video in diretta facebook come accade nei concerti dei rapper nostrani.
Alla fine tripudio, ovazioni, cori in platea e bis a richiesta. Se chiudi gli occhi ti immagini un sold out composto da giovanissimi.
È un concerto per tutti e che i ragazzi di oggi dovrebbero vedere per conoscere le origini del rock, del beat e della nobile canzone d’autore italiana. Il tour toccherà le maggiori città italiane: Roma, Torino, Bologna, Milano e proseguirà per tutto il 2019.
Love and Peace è un appuntamento transgenerazionale, un’occasione per capire da dove veniamo, cosa siamo ora e come possiamo interpretare le speranze del futuro.
“Le speranze dei ragazzi sono fumo?”. No, sono ancora vive. Mai come ora abbiamo bisogno di Love and Peace. Grazie a Shel Shapiro e Maurizio Vandelli, i due highlanders della musica italiana.

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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