Paul McCartney a Liverpool. 3 ore di storia e di emozioni

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Nemo propheta in patria.  Un concetto apparentemente sconosciuto a Paul McCartney che ieri sera è tornato, dopo 3 anni, nella “sua” Liverpool per un concerto che definire storico sarebbe quasi riduttivo.

Già un qualsiasi concerto di Paul McCartney riesce a risultare epico in qualsiasi luogo lo faccia, vuoi per la caratura del personaggio, vuoi per la storia che, ogni volta, si porta dietro. Ma un concerto a Liverpool, dove è nato e cresciuto, ma soprattutto dove tutto è cominciato, ha un valore intrinseco enorme. Ed i fan accorsi da tutto il mondo (Giappone, Siberia, USA, solo per citare alcune nazioni) lo sanno molto bene.

Descrivere un concerto di Paul McCartney è riduttivo. E’ riduttivo spiegare la grandezza di un personaggio che ha cambiato non solo la storia della musica, ma anche quella della società in cui viviamo. E’ riduttivo parlare del suo talento e di come sia in grado, nella stessa serata, di suonare indifferentemente il basso, la chitarra, il pianoforte, la tastiera, l’ukulele e il banjo. E’ riduttivo descrivere la sua band e di come riescano, con apparente semplicità, non solo a suonare con una compattezza unica, ma soprattutto ad armonizzare i brani come se fossero stati incisi e suonati da loro.

Sulle note introduttive di A Hard Day’s Night tutta la Echo Arena di Liverpool si alza in piedi per non sedersi più. Un pubblico entusiasta (almeno 4 generazioni presenti) che ha cantato insieme a lui per quasi 3 ore le 40 (sì, quaranta) canzoni della scaletta: da In Spite of All the Danger, il primo brano registrato dai Quarrymen (tra l’altro Colin Hampton, il batterista della band, era in sala ieri sera) a quelli di Egypt Station, il suo ultimo disco, arrivato numero 1 in America. In mezzo tante emozioni, tante risate e qualche lacrima, specialmente durante le dediche agli amici John Lennon e George Harrison.

Paul sul palco è sciolto come poche altre volte. Sa di essere in casa, sa di essere davanti alla sua famiglia e di fronte ad una città che vive letteralmente per lui. E, di conseguenza, va dritto, ride, scherza, si diverte, prende in giro i presenti. «Quanti di voi hanno provato a suonare Blackbird con la chitarra? Beh, l’avete sempre fatta tutti sbagliata!» dice scherzando.

Non è un concerto, non è uno spettacolo, ma è una montagna russa di emozioni ed io sarò sempre grato a questo mostro sacro. Grato per le emozioni che puntualmente provo ad ogni suo concerto, grato perché grazie a lui ho girato mezza Europa, grato semplicemente perché è Paul McCartney. Ma soprattutto gli sarò sempre grato per come, tanti anni fa, è entrato nella mia vita, influenzandola per sempre.

SCALETTA:
1. A Hard Day’s Night
2. Junior’s Farm
3. All My Loving
4. Letting Go
5. Who Cares
6. Got to Get You Into My Life
7. Come OnTo Me
8. Let Me Roll It
9. I’ve Got a Feeling
10. Let ‘Em In
11. My Valentine
12. Nineteen Hundred and Eighty-Five
13. Maybe I’m Amazed
14. I’ve Just Seen a Face
15. In Spite of All the Danger
16. From Me to You
17. Dance Tonight
18. Love Me Do
19. Blackbird
20. Here Today
21. Queenie Eye
22. Lady Madonna
23. Eleanor Rigby
24. Fuh You
25. Being for the Benefit of Mr. Kite!
26. Something
27. Ob-La-Di, Ob-La-Da
28. Band on the Run
29. Back in the U.S.S.R.
30. Let It Be
31. Live and Let Die
32. Hey Jude

BIS
33. Birthday
34. I Saw Her Standing There
35. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)
36. Wonderful Christmastime
37. Helter Skelter
38. Golden Slumbers
39. Carry That Weight
40. The End

Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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