Come il cinema ha saputo rappresentare un laboratorio di creazione di straordinario vigore e immutato valore raccontandoci attraverso le immagini l’evoluzione della società contemporanea
Parigi è in fermento. Le strade, i viali, le piazze sono invase di giovani e meno giovani che sfilano per chiedere un radicale cambiamento della società francese. È il maggio 1968 e nell’ aria si respira un vento rivoluzionario. Da subito anche il cinema cerca tenacemente il suo rinnovamento: la sperimentazione dei linguaggi e l’ibridazione delle tecniche diventano dati acquisiti e rispondono a una precisa necessità espressiva. Per raccontare la novità delle lotte, la settima arte deve adottare nuovi canoni di stile, rifarsi all’avanguardia, e integrare l’arte nella vita e nella politica: pratiche che ancora sopravvivono nelle produzioni contemporanee. Alla rottura delle forme tradizionali di lotta ha corrisposto infatti anche una rottura della forme tradizionali di cinema e ad una rivoluzione politica corrisponde sempre una rivoluzione delle forme artistiche. Un’ introduzione alla visione e analisi filmica di questo momento storico raccontata da Federico Rossin (sabato 15 dalle 20,30 alle 21,15 e domenica 16 dicembre dalle 18 alle 18,45) precede la proiezione (sabato 15 dalle 21,15 alle 22,15) dei cortometraggi in programma girati tra il 1968 e il 1973, come Film-tract n° 1968 di Gérard Fromager, Jean Luc Godard; Actua 1 di Philippe Garrel; Die Rote Fahne (Bandiera rossa) di Gérard Conradt; De Oppresso Liber di Carlos Bustamante; White Christmas di Harun Farocki; Documenti su Giuseppe Pinelli. Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli del nostro Elio Petri; Mickey Mouse di Lee Savage ed altre opere preziose (domenica 16 dalle 18,45 alle 20,15) quali Les [La foresta],1969 di Ivan Balad’a; Turbolenze di giugno, 1969 di Zilnic; Il cervello gratinato di Pupilia Ferkeverk, 1970 di Karpo Godina; Collettivo femminista di Cinema di Roma – L’ Aggettivo donna, 1971; I Change I Am the Same, 1969 di Anne Severson e Saute ma ville, 1968 di Chantal Akerman.






































