Rap/sodia destra e sinistra. Da Anastasio a Sfera Ebbasta

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Anastasio

Anastasio non ha neanche fatto in tempo a godersi la vittoria di X Factor che è già finito nel mirino della destra-sinistra con accuse di filofascismo. Una settimana fa pure Sfera Ebbasta è stato mitragliato sui social dopo la tragedia di Corinaldo, non tanto perché a mezzanotte stava ancora in un altro locale distante un centinaio di chilometri, ma perché scrive testi misogeni antifemministi e di destra.
Insomma questa rap-sodia che debba sostituirsi a un’ideologia, lascia tutto il tempo che trova. Sono decenni che la politica, in primis i partiti, ma anche le organizzazioni extraparlamentari tirano la giacchetta ai cantanti e ai cantautori, pure quelli non dichiarati. Negli anni settanta Gaber, De Gregori, Venditti, De Andrè sono stati ostaggio della politica. Richieste di concerti gratuiti per sottoscrivere la tal organizzazione o gruppuscolo politico. Se non ti adeguavi dovevi subire anche qualche processo politico sul palco, come accadde a De Gregori al Palalido di Milano o a De Andrè nel 78 al PalaEur di Roma.
C’era il concerto per sottoscrivere fondi a favore di Re Nudo, Lotta continua, Avanguardia Operaia, collettivo tizio, collettivo caio, per la Palestina, per le case occupate dagli studenti, per il centro culturale alternativo, per i profughi cileni, per le femministe o per le radio libere. E anche se partecipavi con intenzione, dovevi stare attento a cosa cantavi, perché se la stampa alternativa non gradiva, ti massacrava.
Poi c’erano i Festival dell’Unità, dove oltre a essere pagati in nero, era abituale cominciare i concerti con: “Buonasera compagni”.
A seguire, pur nell’epoca del riflusso anni ’80 e anche recentemente, tutti i congressi di partito hanno rubato ai cantautori una canzone come inno. Cominciarono i socialisti, che tra l’altro chiesero a molto personaggi dello spettacolo e della musica di candidarsi nel PSI. È accaduto a La canzone popolare di Fossati da parte dell’Ulivo, a L’era del cinghiale bianco di Battiato e Il mio canto libero di Battisti-Mogol da parte della destra, Msi e derivati…e in altre decine di casi. La favola che Lucio Battisti fosse di destra dura ancora oggi (casomai lo era Mogol, non lui).
Insomma l’artista deve schierarsi, o stai di qua o di là. Così nascono anche i casi Povia, dove l’ugola ormai sparita dalle scene, deve schierarsi politicamente per far parlare di sé. Non si può pretendere niente di diverso in un Paese come il nostro storicamente diviso tra Orazi e Curiazi, Guelfi e Ghibellini, Repubbliche marinare, Nord-Sud, juventini o anti juventini, e per l’appunto o di destra o di sinistra, ma sperare in una visione non ortodossa e meno fanatica, dovrebbe essere lecito in un Paese civile ma qui siamo in Italia dove ora va persino di moda fare le pulci di nazionalità a chi è nato in Italia, fa le scuole qui, ha la tessera sanitaria, paga le tasse ma magari ha gli occhi a mandorla o la pelle scura. Italiano o non Italiano? Ridicolo, ma noi siamo il Paese del Campanile sera, titolo di uno storico programma Rai negli anni sessanta. In questo contesto ora ci sono finiti i rap de noartri. Non è un mistero che il fenomeno rap, nato nel 1971 da Gil Scott Heron che rappava : “La rivoluzione non si fa in televisione”, divenne presto ostaggio di bande al soldo di due imperi discografici gestiti da produttori armati di pistole e cocaina.
Molti artisti rap ci rimisero le penne, da Tupack Shakur a Notorius BIG. E’ chiaro che i loro testi non parlassero di “trottolini amorosi” ma di culi nudi, di proiettili, di crack e simboli di quella ricchezza volgare e cafona pari a quella delle case dei mafiosi: oro, catene, macchinoni con volanti maculati. Mai come nel fenomeno rap l’immagine della donna è stata ridotta a puro oggetto sessuale, persino parziale, vale a dire solo lato B.
Ora vi pare strano che il trappista di Rozzano o della Garbatella non sia immune dal fenomeno imitativo? Ovvio che si manifesti come strumento di importazione. Leggono un paio di “motherfucker” e si adeguano al linguaggio. Accadeva anche con il rock’n’roll e con il rock e l’indie, etc,etc… tutti fenomeni musicali importati dove noi italiani. A parte rare eccezioni (Vasco ad esempio) abbiamo sempre scimmiottato gli anglo-americani alla grande e spesso in modo ridicolo e sguaiato. Mentre nelle strade di Los Angeles si spruzzano vapori di crack, qui si spruzza peperoncino in discoteca.
Il caso di Anastasio sembra diverso ma gira e rigira è la stessa zuppa. Accusato di essere fascista e simpatizzante di Casa Pound, pare per qualche like buttato lì, ma peraltro smentito dallo stesso rapper, quasi tutti i quotidiani, avari di notizie fresche, hanno montato il caso gonfiando il bar sport del web. Si è letto di tutto: che abbia disegnato svastiche nei cessi del liceo, che sia stato filo Trump, etc, etc. Ci mancava pure che Gasparri gli avesse fatto da baby sitter e il quadro era perfetto. Così l’Anastasio ha dovuto smentire il tutto in conferenza stampa affermando di “aver avuto un’adolescenza in cui si fanno un sacco di cazzate” e respingendo l’accusa di essere simpatizzante dell’ultra destra. Per essere chiaro ha definito il “caso”, “tutta una fuffa”.
Ma ormai il dado era tratto, per cui i leoncini da tastiera di sinistra e di destra si sono eccitati come dei pensionati armati di viagra in un bordello dell’est. Qualcuno si è pentito di averlo votato, qualcun altro si è immerso in una vasca di liquame qualunquista e poi ne è uscito scrivendo col dito sul vetro: “Embè?”.
Questo è un paese che non puoi nemmeno vincere una gara canora senza che ti sia affibbiata una tessera di partito, ma come al solito la peggior figura la fa la gente, ed è giusto che sia così, perché i politici incapaci sono eletti da elettori ignoranti, mica vengono estratti a sorte da due bambini bendati. Se 1300 adolescenti, qualcuno persino accompagnato dai genitori, si triturano in una discoteca aspettando fino a mezzanotte un coatto che canta a giubilanti ragazzine : “Troia, troia, troia” forse è il caso di chiedersi perché si è arrivato a tutto questo. Che sia di sinistra o di destra fa differenza? Secondo me è ininfluente se non hai una macchina del tempo a forte retromarcia. Peace & Love & Brain.

Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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