Tutti i “Magari” di Andrea Vigentini

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© Maddalena Di Corato

Magari è il primo singolo estratto dal disco d’esordio di Andrea Vigentini, con cui il cantautore milanese si è presentato alle selezioni per Sanremo Giovani. Negli ultimi tre anni è stato in tour con Ermal Meta, in qualità di corista e chitarrista. La sua carriera parte però da più lontano: già nel 2009 ha firmato il brano Resto così per gli Sugarfree, a testimonianza delle sue spiccate doti di scrittura, mentre l’anno successivo è entrato nella scuola di Amici di Maria De Filippi dove ha presentato l’inedito La Fortuna. Il pezzo scelto per le selezioni di Sanremo è il racconto di tutti i dubbi e le incertezze che caratterizzano una storia d’amore, racchiusi in una melodia orecchiabile che dopo pochi ascolti già resta in testa. Da venerdì 14 dicembre Magari è in rotazione radiofonica ed è disponibile su tutte le piattaforme digitali (clicca qui per ascoltarlo).

Se dovessi spiegare cosa significa per te essere un musicista, cosa diresti?
Non so definirlo. Ho iniziato fin da piccolo ad appassionarmi alla musica, è stato un processo lento a dir la verità. Dopo le superiori mi sono iscritto a pianoforte autonomamente, e da lì ho iniziato a studiare. In casa mio zio ha sempre suonato il basso, mio papà le tastiere quindi la musica è sempre stata presente. Sembrerà banale, ma è un’esigenza, una cosa che mi fa stare bene.

Ti sei mai chiesto cosa avresti fatto se non avessi fatto il musicista?
Probabilmente quello che ho sempre fatto parallelamente alla musica: mi sarei occupato di web. Lo faccio tutt’ora, un po’ meno, come consulente e non mettendo le mani direttamente, ho iniziato subito dopo il diploma a fare questo mestiere. Mi piace, è un’altra passione che ho.

Quali sono i cantanti che ti hanno influenzato di più nel tuo percorso?
Ascolto davvero tutto, senza distinzioni. Amo la musica italiana, i cantautori in particolare. Da quelli “storici” come Dalla, De Gregori, Battiato… alle “nuove leve” come Calcutta, Tommaso Paradiso, Jovanotti e Cremonini. Mi piace anche la musica inglese tipo i Coldplay, ma in generale ascolto di tutto. Inevitabilmente quello che ascolto mi ha influenzato e penso che si senta nel disco.

Tu vieni anche dall’esperienza di un talent come Amici. Quanto pensi conti quel tipo di lavoro e di vetrina per un giovane che vuole vivere di musica?
Io l’ho fatto parecchi anni fa, in un momento in cui le cose stavano già cambiando. Oggi sono cambiate ulteriormente. Non mi sento di demonizzare i talent: sono una bella vetrina. Trovo che siano un modo per farsi riconoscere, per far vedere la propria musica. Ma penso anche che conta molto il lavoro che fai una volta fuori. La notorietà che arriva dai talent è passeggera, non bisogna fermarsi. Una volta usciti si è di nuovo “nella giungla” e bisogna sgomitare per andare avanti, sta tutto nella propria proposta.

Parliamo di Magari il brano con cui ti sei presentato alle selezioni di Sanremo Giovani. Che tipo di pezzo è?
È un pezzo pop, senza grosse pretese. Non avevo grossi messaggi sociali da mandare. Musicalmente assomiglia a quello che mi piace ascoltare. L’ho scritto insieme ad Andrea Bonomo ed è stato prodotto da Matteo Buzzanca. Magari parla di incontri: mi sono fatto un viaggio immaginando tante cose. In pratica, sono una serie di immagini che riguardano tutto ciò che spesso mi ritrovo ad immaginare quando incontro qualcuno. Il fatto che non sia andata bene a Sanremo non ha precluso nulla: ci ho provato con un pezzo in cui credevo e credo, ovvio Sanremo è importantissimo per chiunque ami la musica ma non cambia i miei progetti, anzi ho ancora più motivazione.

Degli altri brani presentati a Sanremo che hai ascoltato, quali ti sono piaciuti di più?
Ho sempre seguito Sanremo, e i giovani in particolar modo perché mi incuriosisce molto. Quando uno è all’inizio può permettersi di sperimentare di più, mentre se uno è già inquadrato non ha molti margini. Delle canzoni di quest’anno mi piaciono un sacco quella di Cordio (La nostra vita), quella dei La Rua (Alla mia età si vola) e quella di Federica Abbate (Finalmente) ma ci sono tante cose interessanti.

Il tuo, in ogni caso, è stato un anno ricco di emozioni: su tutte penso che esibirti sul palco dell’Eurovision Song Contest a Lisbona sia stata davvero una bella emozione.
È stato bello e allo stesso tempo strano. Io e Roberto (Maccaroni, chitarrista di Fabrizio Moro, ndr) eravamo sul palco anche se non inquadrati. All’Eurovision l’esibizione è più simile ad un videoclip che a un live, ci si esibisce su una base, quindi se hai bisogno dei cori devi avere chi li fa. È stata comunque un’esperienza irripetibile, non di certo un’esperienza che si fa tutti i giorni: l’organizzazione è incredibile, ogni giorno si fanno prove su prove, è tutto organizzato fin nei minimi dettagli. Ho vissuto dodici giorni bellissimi a Lisbona e tra le altre cose ho conosciuto Fabrizio Moro, uno dei cantautori che ho sempre seguito.

Progetti per il futuro?
Mi aspetta un 2019 intenso. Devo finire di registrare il disco, che uscirà il prossimo anno, a cui seguirà un tour da solista. Sono pronto e carico, sarà un bell’impegno, ma non vedo l’ora.

 

Cristina Scarasciullo
21 anni e una grande passione per la musica, in particolare per quella italiana. Scrivere è sempre stata una necessità fin da piccolissima, così dopo la maturità scientifica ha scelto di proseguire gli studi nell'ambito della comunicazione, per coltivare il sogno di diventare giornalista. Oltre alla musica ama lo sport, il cinema e i viaggi.

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