Da Roma al Festival: “Il Cammino di Sanremo” di Giovanni Del Grillo

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Il Cammino di Sanremo

Che Sanremo rappresenti il tempio della musica italiana, al di là di ogni provocazione, è un fatto. Vecchio, obsoleto, rimodernato, qualunque sia l’aggettivo che gli affianchiamo, la settimana del Festival è sempre uno degli eventi più seguiti, osannati o criticati e rappresenta ancora il palco dei sogni per moltissimi cantanti italiani. Che fosse, però, addirittura così sacro da farne destinazione di un cammino non era mai successo.

È questo il progetto di Giovanni Del Grillo, cantautore romano che dal 17 gennaio intraprenderà il Cammino di Sanremo che lo porterà da Roma alla città dei fiori, appena in tempo per il Festival della Canzone Italiana. A tenergli compagnia, durante la sua traversata, il cane Max e, sul camper di supporto, Giuseppe Trusso Sfrazzetto.

L’intento è quello di raccogliere per strada le storie musicali di altri artisti e presentare la propria, in vista dell’uscita del suo quarto album Un leggero errare.

E se l’impresa vi pare folle e ardita è perché non avete avuto l’occasione di scambiare due parole con la persona decisamente sui generis che l’ha messa su, che tra il serio e il faceto ci ha raccontato qualcosa del suo progetto.

Hai deciso di intraprendere questo cammino alla volta della città simbolo della musica in Italia, scegliendo di arrivare proprio in tempo per la kermesse sanremese. Durante il percorso però molte tappe e altrettanta musica. A me sembra quasi una metafora della vita, dove il viaggio è quasi più importante della destinazione, ma tu cosa ti aspetti da questo cammino?
Una considerevole riduzione del colesterolo cattivo, possibilmente congiunta ad un incremento della fortuna mia e delle mie figliuole musicali (le canzoncine).
Per rispondere alla tua domanda credo che tutto ciò che è dinamico (quindi anche il viaggio) sia una metafora della vita, il resto è fiction.
La mia musica è inutile, etimologicamente parlando, perché non viene utilizzata. Il mio percorso attraverserà numerose città e parallelamente (con incedere sghembo) racconterà quali traversie incontra un artista indipendente, oggi, in Italia, nel tentare di dar voce a quello che crea. Non pretendo di comunicare l’assoluta verità – posto che esista e sempre che sia conoscibile – ma di rendere testimonianza di quello che “m’è toccato manna’ giù”. In questo senso sono referente e testimone (non martire, per carità) della mia verità personale.

Sei evidentemente di Roma, una città che influenza molto sia la tua scrittura che il tuo animo. Sembra che la scena musicale romana, a dispetto dei problemi di altra natura che vive, sia fiorente. Tu come la vivi dall’interno?
Sì, sono nato a Roma, ma non vivo la città dall’interno, anzi, cerco di restare più possibile ai margini, quindi non so se la scena musicale sia fiorente oppure appassita. In entrambi i casi una ricca annaffiata d’amore e di poesia non potrà che farle bene.
Ci tengo a precisare che non è Roma a influenzare la mia scrittura, ma quello che vivo, quello che osservo, quello che sperimento e integro. Il mio animo invece non è influenzabile, dove abita lui va sempre tutto alla grande.

Restando sul mercato musicale di oggi, allarghiamo lo sguardo. Non sembri particolarmente interessato a strizzar l’occhio al gusto moderno e hai definito la tua piccola traversata una “resistenza cantautoriale”. Come ti collochi in questo panorama musicale in cui indicizzarsi sembra essere una necessità anche solo per essere trovato sulle piattaforme streaming? Cosa ne pensi della musica di oggi?
Troppo difficile… non ho studiato professore’, glieri è morta mi’ nonna, ‘na traggedia, che te lo dico a fa’? Scherzi a parte, potrei dire che la musica di oggi è tutta uguale, è indie-fferenziata, ma preferisco declinare: rosa, rosae, rosae…

Uscirà, proprio mentre sarai impegnato a raggiungere la città dei fiori, “Un leggero errare”, il tuo nuovo album, che potrai raccontare nelle tue tappe. Una modalità parecchio retrò, in un mondo fatto di eventi facebook e storie di instagram. Che rapporto hai con i social? Che peso credi che abbiano nel rapporto con i fan?
Io non ho fan, né voglio averne. Cerco compagni di viaggio e d’avventura, al limite fratelli, sorelle, cugini alla lontana, persone con cui realizzare uno scambio, per questo non credo nelle reti sociali: penso, anzi, che sia assai rischioso restarci imbrigliati dentro, come i saraghi. Non la vede così il mio compagno di viaggio, Giuseppe Trusso Sfrazzetto, che vive nella continua ossessione di postare qualcosa. Forse viaggiare con me lo disintossicherà… o forse lui farà di me un Giovanni Social, chi lo sa?

Se dovessi scegliere una canzone manifesto della tua visione musicale quale sarebbe e perché? (Puoi scegliere sia un tuo pezzo che quello di un altro)
La mia visione musicale coincide con me. La canzone che ci rappresenta è Un Leggero Errare, che dà il titolo all’album e lo spunto al Cammino.

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Claudia D'Agnone
Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

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