Nuovo singolo in vista per Stella Bassani: “Il mio popolo deve lasciar”

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Stella Bassani

A breve Stella Bassani pubblicherà un nuovo singolo. Nata a Mantova nel 1970, da famiglia ebraica, l’artista è stata testimonial di numerose iniziative a tema (Giornate della Memoria, Giornate Europee della Cultura Ebraica), concerti e reading musicali, tra i quali lo spettacolo Ricordi di un ragazzo ebreo, ispirato al libro del padre Italo Tanzbah (uscito nel 1989) nel quale raccontò la sua esperienza di fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, schivando l’arresto e la deportazione. Ha al suo attivo un’intensa attività dal vivo e un album I giardini di Israel, ristampato in edizione speciale in occasione della ricorrenza del 25° anniversario della Caduta del Muro di Berlino nel 2014 con il titolo Tra pace e memoria. L’abbiamo intervistata.

Il prossimo 27 gennaio uscirà il suo nuovo singolo intitolato Il mio popolo devo lasciar. Partiamo dalla data: perché la scelta di uscire in occasione della Giornata della Memoria?
Un collegamento con il mio esordio discografico, sei anni fa, e un omaggio doveroso alla generazione ebraica che ha subito la deportazione ed è stata costretta all’abbandono dei propri cari, beni e terre a causa delle leggi razziali emanate nel 1938. Quando pubblicai I giardini di Israel fu una novità assoluta, nel 2013, fu presentato in occasione della Giornata della Memoria. Non amo la strumentalizzazione delle ricorrenze, ma è giusto non dimenticare gli errori di una parte dell’umanità. Anche con la musica…

Ci può raccontare la genesi del brano?
Il brano non è un inedito ma una canzone popolare contemporanea in lingua ebraica che mio nonno Cesare, il padre di mia mamma, riprese con un testo in italiano. Ne fece un canto a canone per far cantare i bambini. Ho ritrovato tra le sue carte quel vecchio spartito e l’ho proposto al mio staff artistico. È nata così questa versione ballabile.

Perché la scelta di alternare le parole in ebraico a frasi in italiano?
Io sono un’ebrea italiana. Conosco entrambe le lingue fin da piccola e mi piaceva giocare con la fonetica.

La canzone tratta il tema dell’immigrazione, la necessità di lasciare la propria terra. Un tema drammaticamente attuale, qual è la sua opinione in merito?
L’immigrazione è sempre esistita, come la difficoltà di integrazione inter-razziale e multi-culturale. Oggi preoccupa l’aumento demografico e la totale mancanza di controllo su tutto quello che accade. Anche i cinesi emigrano, almeno per un po’. Anche i nostri “cervelli in fuga”. Se parliamo dell’esodo dall’Africa all’Italia degli ultimi anni, temo che sia stata una catastrofe per tutti, soprattutto per quei poveri ragazzi che – credendo di venire a stare meglio – sono approdati in una specie di Paradiso Infernale dell’Illegalità…

Le parole sono accompagnate da una musica che ricorda la dance degli anni ’80. Un abbinamento in apparenza spiazzante, perché ha optato per queste sonorità?
 C’è un precedente con “GAM GAM”, un salmo diventato canzone da discoteca. La musica ebraica è anche danza, musica della voce e del corpo. Volevo tentare un approccio meno teatrale.

Il suo precedente album, I giardini di Israel, risale al 2013. Perché un silenzio discografico così lungo?
I miei non sono album di marketing discografico bensì progetti musicali finalizzati alla diffusione della cultura di un popolo che da oltre 5.000 anni esiste e che qualcuno ha cercato di non far esistere più. Uso i dischi, come i concerti e i libri: per arrivare alla gente, non per avere successo. Volessi il successo dei ragazzini canterei musica rap, trap e hip hop…

La nuova canzone anticipa un album?
Per il momento è solo un singolo, poi si vedrà. Sicuramente sarà la colonna sonora dei prossimi eventi della ricorrenza della Memoria di gennaio 2019 ai quali interverrò.

Negli ultimi anni è stata protagonista di un lunghissimo tour. La rivedremo presto dal vivo?
In alcune date mirate, per il momento. Poi si vedrà. Shalom.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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