“Springsteen on Broadway” potrebbe tornare (a Londra) e intanto arrivano il nuovo disco e i complimenti a Zimny

0

Diciamocelo sinceramente e senza pudori, durante queste vacanze natalizie quante volte abbiamo visto e rivisto lo spettacolo su Netflix? I fortunati che lo avevano visto dal vivo a New York , si sono ulteriormente convinti che mai denaro è stato speso meglio; chi non lo aveva visto invece, ha capito le cifre folli spese per andare fin lì a Broadway. Per quel che mi riguarda, rivedendo lo show su Netflix, ho scoperto ogni volta un particolare in più, un’emozione in più, una lacrima in più. Ottima la regia di Thom Zimny che ha scelto di riprendere solo Bruce, da varie angolazioni, in maniera tale che ogni telespettatore potesse avere la “sua” visione personale e la sensazione che Springsteen stesse lì a cantare solo per lui e che raccontasse proprio solo a lui, la sua storia. Che poi è la sensazione che abbiamo avuto vedendolo in teatro e che lo stesso Springsteen voleva trasmettere. Uno spettacolo talmente intenso – nonostante un copione scritto e replicato per 236 sere – da far venire i brividi lungo la schiena e il groppo in gola ogni volta che lo si guarda.

<< Thom ha fatto un lavoro incredibile – ha detto ha detto Springsteen a Dave Marsh e a Jim Rotolo alla E Street Radio (Sirius/ XM) intervenendo lo scorso 19 dicembre in diretta – io avevo un ruolo molto più semplice. Ho fatto ogni sera le stesse cose, lui invece ha ripreso tutto in maniera meticolosa con una pianificazione incredibile. Ho avuto un ruolo minuscolo nel processo di editing, ho dato solo un piccolo suggerimento che Thom ha inserito ed è andato. Lo stile, l’aspetto generale del film è esattamente quello che volevamo, e l’approccio misurato alla regia fa parte della maestria e della professionalità di Thom e per questo devo ringraziarlo>>.

Springsteen parla di trucco, di magia, e forse è proprio questo il trucco che ci fa piangere ogni volta che lo vediamo su Netflix o che lo ascoltiamo sullo stereo. Un trucco magico ch e potrebbe essere replicato a Londra e in altre città degli Stati Uniti, stando a quanto ha detto lo stesso artista a Dave Marsh e a Jim Rotolo alla E Street Radio (Sirius/ XM) intervenendo lo scorso 19 dicembre: << Mi piacerebbe ritornare su questo progetto – ha detto Bruce – perché è un modo bello e intenso di parlare con il mio pubblico al di là dei concerti. E’ un format che troverà di nuovo un suo senso, magari lo utilizzerò in maniera diversa, ora però torno al mio lavoro di sempre>>. Dunque, al rock’n’roll e al suo album da solo di prossima uscita. Un disco ampiamente preannunciato (anche da Jon Landau in un’intervista a Rolling Stone) che sembra ormai imminente. Un disco che uscirebbe a 5 anni di distanza dal precedente High Hopes e che vedrebbe Springsteen in versione polistrumentista.

Nel frattempo è uscito il doppio album che ripercorre tutto lo show del Walter Kerr Theatre che serve solo a lenire un po’ quel senso di vuoto che ci ha preso dallo scorso 15 dicembre, data dell’ultima replica. Senso di vuoto amplificato fino a diventare addirittura smarrimento dall’annuncio, ufficiale, che non ci sarà nessun tour con la E Street Band nel 2019.  Cosa dobbiamo aspettarci dunque? E’ veramente la fine del sogno, o l’ennesimo trucco del grande Artista per regalarci una nuova entusiasmante stagione?

 

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome