Suspiria

Luca Guadagnino rilegge Dario Argento

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Suspiria
di Luca Guadagnino
con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, Jessica Harper
Voto: ridondante

La variante  Guadagnino invece che a Friburgo è ambientata  a Berlino. Nel 77. Il che significa brutto tempo simbolico, Muro di Berlino con prime incrinature, trasformazioni traumatiche in corso: il film insiste sulla tragedia di Stammheim, il suicidio collettivo dei membri della Baader Meinhof dopo la caduta delle trattative per liberare un funzionario rapito dai palestinesi. Una studentessa di danza moderna va dall’analista e sostiene che la sua scuola è un covo di streghe. L’analista dal canto suo ci aggiunge il rimorso per un lutto alla caduta di Berlino durante l’avanzata sovietica nel ’45. Inizia il remake. Arriva una nuova studentessa, americana, figlia di Amish (sapremo poi piena di rimorsi e generata da una donna che si sentiva peccatrice). Ovviamente sa fare subito cose che le altre allieve non sanno fare: è una speciale. E le streghe la usano.  La sua potenza espressiva veicola direttamente la magia nera  e ogni suo passo di danza si trasforma in una tortura  per punire una danzatrice che vuole abbandonare la scuola (ma la speciale non lo sa). Mentre si prepara uno spettacolo che non si rappresenterà mai più (e in pratica si sta per decidere dell’Europa del Male gestita dalle 3 madri della trilogia di Dario Argento), le streghe/ danzatrici/ femministe e cannibali eliminano un’altra dissenziente e si arriva a uno scontro finale che dovrebbe punire lo psicoanalista, sbloccare simbolicamente le politiche del blocco est/ovest  e decidere chi va a comandare nel regno della magia. Aggiungete musiche di Thom Yorke e frullate il tutto in un  finale splatter con figure ripugnanti, cambi di fronte e massacro alla moda.  Guadagnino va giù di mano pesante, ma c’è già un partito che ha deciso che ogni suo gesto è magico/politico. Noi diremmo kitsch. Non faremo confronti con Dario Argento. Il problema di questo Suspiria è che c’è tanta carne al fuoco e perlopiù brucia.

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