04ue opere dai toni umoristici che, contrariamente alla tradizionale autorialità di Dreyer, si avvicinano al registro della commedia leggera, entrambe con protagoniste due figure femminili estremamente moderne
Carl Theodor Dreyer, nato a Copenaghen il 3 febbraio 1889, non è un bambino fortunato. Abbandonato dalla madre e cresciuto nella famiglia di un certo Carl Th. Dreyer di professione tipografo che non brilla certo per affettività, diviene presto giornalista. Poi entra nel mondo del cinema sottoponendosi alla tipica gavetta professionale che lo porterà nel 1920 dietro la macchina da presa per il suo primo film Pagine dal libro di Satana. Il suo stile caratterizzato da scenografie scarne e da un linguaggio narrativo originale lo impone come un autore di rilievo del cinema europeo di quel periodo. Nello stesso anno firma La vedova del pastore (domenica 6 gennaio ore 17, accompagnamento dal vivo di Antonio Zambrini, edizione restaurata e fornita dal Svenska Filminstitutet di Stoccolma), storia di un giovane predicatore e della sua compagna che giungono in un villaggio rurale con la speranza di occupare il posto vacante di pastore e sposarsi. Ottenuto l’incarico, il giovane scopre che la tradizione locale gli impone di sposare l’anziana vedova del precedente presbitero. Nel 1925 è la volta di L’ angelo del focolare (domenica 20 gennaio ore 17, accompagnamento dal vivo al pianoforte di Francesca Badalini), incentrato sulla banalità quotidiana presente nella vita di migliaia di cittadini abitanti di una grande città. La protagonista è la giovane Ida che svolge il suo ruolo di madre e moglie in casa con devota dedizione, ma suo marito Victor la mortifica con un comportamento dispotico e arrogante. La vecchia nutrice di Victor, Mads ricorrerà a un’intelligente soluzione per far comprendere all’uomo l’importanza del rispetto verso sua moglie. Trasferitosi in Francia il regista danese nel 1928 è pronto per affrontare un progetto cinematografico più impegnativo come La passione di Giovanna d’Arco, basato sugli atti del vero processo che portò al rogo la Pulzella d’Orleans. Se seguiranno poi altri capolavori quali Vampyr, 1931, film inquietante ed emotivo dai risultati economici disastrosi che gli procura gravi disturbi nervosi; Dies Irae, 1943, una vicenda di stregoneria e di fanatismo religioso; Ordet, 1955, stupendo dramma incentrato su due diverse concezioni etico-religiose premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Leone d’Oro. Nel 1964 gira la sua ultima pellicola, Gertrud, sublime ritratto tragico di una donna che preferisce la solitudine ai compromessi della vita. Carl Theodor Dreyer muore il 20 marzo 1968 all’ospedale di Frederiksberg a Copenaghen.






































