Luttazzi sì, Luca e Paolo no? La nuova epurazione?

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Luca e Paolo
Luca & Paolo con Roberto Bolle

Due notizie di oggi. Da una parte l’invito di Carlo Freccero, neo direttore di Rai Due (ritorno al futuro si direbbe), a far tornare Daniele Luttazzi in RAI, dall’altra l’oscuramento di Luca e Paolo, pare (almeno così sostengono in molti sui social) per la satira su un ministro 5Stelle che come tutti sappiamo, come recita una recentissima battuta di Renzi (ogni tanto qualcuna ne imbrocca): “Fa ridere da solo”. La satira divide sempre come è logico che sia, ma certo non si comprende perché si invoca il ritorno della satira feroce e poi si blocca la satira che lo è di meno, anche perché non risulta che Luca e Paolo siano dei barricadieri storici. Il dubbio quindi è lecito.
Poi Quelli che … non mi sembra proprio un format agguerrito in questo senso. Va in onda da decine di anni ed è evidente che sia ben tollerato dal sistema. Magari si potrebbero tirare fuori gli ascolti come scusa, tanto per non alimentare polemiche stantìe ma poi come si fa a finire sui social senza il retrogusto complottista? Praticamente impossibile.
Insomma, tanto per fare revival ecco che qualcuno spolvera il passaggio dall’editto Bulgaro all’editto Romano e nulla sembra cambiare. Epurazione sì, epurazione no, se famo du spaghi canterebbe il buon Elio se ne avesse ancora voglia.
A dire la verità Freccero è sempre stato un estimatore della satira ben prima dell’Ottavo nano di cui andava fiero, per cui questa polemica oscurantista mi sembra un po’ tirata per i capelli e di capelli Freccero ne ha a sufficienza.
Peraltro nel mondo di oggi, la televisione è molto meno centrale di dieci o vent’anni fa. I giovani non la guardano se non per qualche partita di calcio o di qualche esibizione a X Factor. I dati ufficiali parlano di una televisione pubblica e privata il cui target supera i 50 anni.
Stupisce invece che i politici pensino ancora che la televisione sia determinante per mantenere il controllo politico. Fosse così il populismo non avrebbe sfondato. Chi lo ha più visto Grillo in tv ? Il comico genovese è diventato leader andando nei teatri e nelle piazze ma soprattutto “occupando” la rete ad arte.
Se oggi si vuole spostare il popolo da una parte o dall’altra lo si fa a suon di fake news, sondaggi inventati e visualizzazioni comprate. È stato dimostrato anche dalle ultime elezioni presidenziali americane, per cui parlare di condizionamenti politici pilotati dalla tv appare molto vintage se si parla di intrattenimento e non di telegiornali. Che l’intrattenimento o la satira possano spostare voti mi sembra alquanto improbabile.
Certo è che la memoria storica in questo Paese non l’esercita più nessuno. Nella prima repubblica la DC aveva Rai Uno, i socialisti Rai Due e il PCI Rai Tre. Una spartizione che però aveva il merito di dare spazio a tutti, tranne le riserve indiane dei radicali che non hanno mai fatto ascolti se non con gli scioperi della fame di Marco Pannella.
Poi è arrivata la tv privata e Berlusconi è sceso in campo con il partito-azienda creando la Fininvest, poi Mediaset di centro destra ma con la satira di Striscia la notizia e il Bagaglino insieme perché gli ascolti servono sia a sinistra che a destra.
Di conseguenza la Rai, avendo un forte competitor, si è spostata a centro-sinistra con tanti direttori di rete e di telegiornali compiacenti, ma anche in quella seconda Repubblica il pluralismo funzionava.
Adesso siamo alla terza Repubblica populista dove le giacchette sembrano tirate solo da una parte, ma nel frattempo accade che la televisione è cambiata del tutto. È frazionata in migliaia di canali, occupata per il novanta per cento da format esteri di cucina, reality, talent, contest e quant’altro. Ci sono tantissimi programmi sottotitolati o doppiati dove in sottofondo si ascoltano persino le lingue originali. In quelli italiani si usano persino parole di derivazione anglosassone che ben pochi capiscono. Vanno in onda show in cui si scambiano le coppie, si mangiano hamburger alti tre piani, si compra roba usata nei box e nelle cantine sparita da decenni nei negozi, o si parla di malattie misteriose come l’uomo più obeso del mondo, la donna con le unghie più lunghe, il bambino con la barba e altri “mostri metropolitani”.
E poi c’è la fiction, quella degli zombie, degli alieni, dei barbari, dei supereroi e degli intrighi della Casa Bianca. Un’offerta per tutte le tasche, per tutte le lingue, per tutta l’audience globale del pianeta. In questo contesto possiamo ancora parlare di “oscurantismo” politico sulla satira?
Comunque sia auguriamo un bentornato a Daniele Luttazzi, uno che la giacchetta non l’ha mai tirata a nessuno. Spero solo che non usi parole come “attitudine” o “percorso”, altrimenti cambio canale.

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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