Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

Van Gogh, pittore, secondo Julian Schnabel, pittore

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Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità 
di Julian Schnabel
con Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner
Voto: una possessione

Sulla soglia dell’eternità è un quadro del 1890: un uomo su una sedia a testa china, i pugni sugli occhi. Era un veterano visto in un ospizio tempo prima.  Van Gogh lo dipinse  nei suoi ultimi due mesi di vita.  Ecco, il Van Gogh firmato Schnabel è un Van Gogh firmato Van Gogh. Julian Schnabel dal punto di vista cronologico/biografico ci dice che sta parlando del  Van Gogh dell’ultimo periodo, dalla rottura con Gauguin al tormentato periodo di Arles, quindi capolavori a profusione (per noi oggi) e delusioni a pioggia (per la mentalità dei colti e degli ignoranti di allora): crisi psichiche, internamenti, incomprensioni, buchi neri nella memoria, l’automutilazione dell’orecchio, il colpo di pistola finale dopo l’apparente oasi di pace dal dottor Gachet. All’inizio viene da chiedersi se dopo Brama di vivere di Minnelli, Vincent & Theo di Altman, Van Gogh di Pialat e molti documentari, abbia  ancora senso raccontare il genio dell’olandese in parallelo al suo disagio psichico. Non è come la vecchia teoria che voleva la pittura di El Greco un problema oculistico? A una seconda visione è chiaro che Schnabel pittore (e regista) reinventa il suo Van Gogh e ne usa il meno possibile la pittura. Che c’è (oh se c’è) ma la trasforma in movimenti di macchina, montaggio, sovrimpressioni e mezzo schermo fuori fuoco nelle crisi psichiche. È faticoso stare dietro a Schnabel mentre sta dietro a Van Gogh: Schnabel gli entra nella mano e dipinge e  lascia a Van Gogh dialoghi e parole da cui  emerge un agnello sacrificale/sacrificato,  una sorta di Gesù poco ascoltato che spiega con pazienza a un prete (che cerca di valutare la sua salute psichica, perplesso dalla sua pittura: è pittura?) che la bellezza è nello sguardo e se gli occhi sono addestrati a considerare bello solo ciò a cui si è abituati, confermato e sicuro, insomma, ci vorrà tempo… Gesù parlava al futuro, ai suoi tempi non era stato capito, anzi, era stato crocifisso. È questo il Van Gogh di Schnabel. Coppa Volpi a Willem Dafoe all’ultimo festival di Venezia.

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