Articolo bianco su un artista in crisi

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artista in crisi

In gergo giornalistico l’articolo bianco significa raccontare un fatto autentico senza svelare il nome del protagonista. In realtà l’articolo bianco contraddice i 5 elementi sacri della bibbia del giornalismo: chi-come-dove-quando-perché. O almeno è orfano di uno di essi: il chi.
Il nome non posso e non voglio farlo per motivi di pura privacy e perché il personaggio in questione lo ritengo un amico e un artista stimato. Questa è la ragione principale. La seconda è che io, pur scrivendo libri e articoli, non sono un giornalista iscritto all’albo professionale per cui non ho problemi a riguardo.
Due giorni fa l’artista “segreto” ha inviato a me e ad altri colleghi e amici una serie di sms che riassumono una sorta di disperata richiesta di aiuto.
Non ha soldi e non può nemmeno ottenerli, dato che l’Agenzia delle Entrate gli ha pignorato da anni il conto corrente, per cui anche se dovesse fatturare, i soldi gli verrebbero sequestrati immediatamente.
Paga pesantemente errori suoi ma probabilmente anche di altri, di cui però non si hanno notizie certe per cui anche nel loro caso, giustamente non si possono fare nomi.
L’artista in questione è assai noto ed è un personaggio discusso ogni volta che riesce a mettere in piedi qualsiasi cosa: un concerto, un evento, una sua partecipazione in tv, un libro che ha scritto o una semplice dichiarazione riportata dai giornali, magari anche riferita alle sue vicende private e personali.
È un personaggio che comunque, piaccia o meno, attrae l’attenzione dei media e fa discutere. A scanso di equivoci non è Fabrizio Corona, anche perché artista non lo è mai stato.
L’artista “segreto” ha il difetto di dire sempre quello che pensa, senza mai prestare attenzione alle conseguenze. Ha nel suo Dna la libertà di espressione e sappiamo bene che esporsi, nel mondo dello spettacolo, non aiuta a sistemarsi in quella che oggi viene chiamata: confort zone.
Essendo pure un padre di famiglia con una situazione familiare tutt’altro che rassicurante, deve anche far fronte a mantenimenti e contributi che non può sostenere in alcun modo.
La sua grave situazione debitoria, che non è certo l’unica in questo paese in cui persino lo stato ha un debito pubblico tra i più alti al mondo, gli impedisce di lavorare, o meglio lo costringerebbe a lavorare con contratti strapagati per uscire dal tunnel. Ma qui siamo in Italia, non a Hollywood, dove un qualsiasi artista famoso ma indebitato, può cedere i diritti editoriali della sua biografia a un grande editore per uscire definitivamente dai guai, oppure cambiare paese e godere di nuovi e facili introiti e agevolazioni fiscali.
Solo se puoi godere di una notorietà internazionale puoi cavartela, altrimenti rischi di diventare un capro espiatorio pubblico, l’esempio sbagliato, l’artista rompicoglioni che non riesce a sottomettersi alle regole imposte, anche se la sua immagine fa vendere le riviste gossip, crea audience in tv e crea consensi o disapprovazioni. E tutto questo crea comunque “mercato”, un mercato in cui però all’artista in questione non va un soldo in tasca.
Come se ne esce da una situazione simile? Lavorando in nero su un palco come un immigrato irregolare in un campo di pomodori? Di certo la sua è una situazione molto particolare, controversa e difficile che andrebbe comunque risolta prima o poi anche per smentire quel luogo comune in cui si celebra lo show business come una festa di Capodanno dove tutti, con il miglior abito addosso, fanno festa, si baciano e si abbracciano commossi, augurandosi un anno straordinario, felice, fantastico. Una notte in cui bisogna essere per forza felici e festanti, dove è obbligatorio ballare, bere, mangiare a dismisura, fare l’amore perché se lo fai a Capodanno lo fai tutto l’anno e altre amenità del genere.
No, lo show business non è la notte di capodanno, non è il cenone o il veglione dove hai fatto fuori la tredicesima, è invece un mondo molto pericoloso, competitivo, illusorio, dove se fai un errore o lo fanno altri per te lo puoi pagare per tutta la vita.
Auguro con tutto cuore, all’artista “segreto”, di non mollare, di farcela a uscire definitivamente dalla sua crisi economica ed esistenziale perché è un artista vero, di talento, colto e intenso.
Gli auguro anche di considerare la sua fragilità, il suo ego a volte dirompente, a mettersi umilmente nelle condizioni di trovare intese e stima da persone che lo possano aiutare, perché anche in un cielo di avvoltoi qualche rondine scampata al pericolo, si trova sempre. Ammettere i propri errori a volte aiuta a ricominciare. La sfida può essere anche dolce, non necessariamente tormentata e impossibile. L’autostima e la considerazione degli altri può ricominciare da qui. Un forte abbraccio.

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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