City of Lies – L’ora della verità

Rap e corruzione nella polizia di Los Angeles. Un'altra storia vera

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City of Lies  – L’ora della verità
di Brad Furman
con Johnny Depp, Forest Whitaker, Rockmond Dunbar, Xander Berkeley,
Shea Whigham
Voto: legnoso

All’inizio doveva chiamarsi LAbyrinth, come il libro di Randall Sullivan da cui è tratto, titolo che mette insieme Los Angeles (LA) e labirinto. Perché la storia è un labirinto a Los Angeles. L’ex detective  Depp, che non è mai stato soddisfatto delle spiegazioni ufficiali sulla morte delle due star del rap Tupac Shakur e Notorious B.I.G, dopo vent’anni di derisioni e frustrazioni viene in contatto col giornalista Whitaker, l’unico che fece un’inchiesta i cui risultati erano ben diversi da quelli ufficiali. Riaprire il caso significa aprire una voragine sulla corruzione della polizia di Los Angeles. La storia è vera: il detective Poole venne fermato perché le sue indagini sulla morte di Notorious B.I.G. coinvolgevano un poliziotto, peraltro già indagato, si licenziò, continuò da solo, venne fermato di nuovo, tentò il suicidio e infine morì nel 2015 a 59 anni. Il film è insieme legnoso (o forse ritmato rap) e labirintico, nel senso che la somma dei dati è intricata fino a perdersi, ma il coinvolgimento dello spettatore (a meno che non sia un cultore del rap americano e dei legami tra case discografiche e malavita organizzata) poco passionale. A tratti sembra un poliziesco, a tratti la storia di un’ossessione i cui contorni sfuggono. In agosto l’uscita del film sembrava bloccata per via di certi comportamenti di Depp sul set che meriterebbero un altro film, molto più plumbeo di questo, ma suonano come espedienti di marketing per lanciare un prodotto particolare. Seconda volta di Depp e Whitaker insieme dai tempi di Platoon (1986).

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