Per tre giorni al cinema “Io sono Mia”, il film su Mia Martini

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Io sono Mia
Foto di Bepi Caroli

Inizio dagli aspetti positivi. Io sono Mia è una sorta di “risarcimento” (umano, morale e artistico) a Mia Martini, una delle più grandi cantanti italiane di sempre (per molti “la” più grande). Al tempo stesso la più bistrattata, per lunghi anni trattata in modo vergognoso.
Mimì morì a soli 47 anni, il 12 maggio 1995 (ma il cadavere fu trovato soltanto due giorni dopo), in circostanze che non sono mai state chiarite del tutto. Quel che è certo è che la sua vita in gran parte è stata rovinata dalla cattiveria della gente, incluso il padre, col quale si era riconciliata solo poco tempo prima di morire dopo 35 anni vissuti senza parlarsi.
Mimì era una cantante fantastica, capace di far provare brividi autentici a chi l’ascoltava. Ma in oltre 32 anni di carriera (iniziò che ne aveva soltanto 15), pur avendo ottenuto grandi successi, ha collezionato più delusioni che soddisfazioni. Era una persona di una sensibilità molto superiore alla media.
A un certo punto decise di ritirarsi a causa di una maldicenza idiota fatta lievitare da colleghi invidiosi e stupidi, che avevano messo in giro la storia che portasse sfiga. Come si possa ai giorni nostri credere a simili fandonie è un mistero, ma nel suo caso le ha rovinato la vita: tutti le chiudevano la porta in faccia, incontrandola facevano gesti idioti, una volta un manager arrivò a scongiurarla di non partecipare a un festival, altrimenti nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Per farla breve, verso la fine dell’83 decise di ritirarsi. Anche se un discografico illuminato, Roberto Galanti (lo scopritore di Eros Ramazzotti), avrebbe voluto continuare a farle incidere dischi. Le aveva anche procurato un pezzo di Paolo Conte, Spaccami il cuore, e aveva provato a mandarla a Sanremo. Ma non fu nemmeno presa in considerazione. Lui il disco lo pubblicò lo stesso, anche se passò praticamente inosservato. Nel frattempo Mimì si era ritirata nella campagna umbra, e ogni tanto faceva qualche serata tanto per guadagnare qualcosa (questa la storia vera, nel film la si racconta in modo un po’ romanzato).

Io sono Mia
Foto di Bepi Caroli

Il ritorno sulle scene in grande stile avvenne nel 1989, per merito di un altro discografico, Lucio Salvini (non citato nel film), che la riportò a Sanremo, dove Mia cantò una delle canzoni più belle di sempre dell’intera storia del Festival, Almeno tu nell’universo, un brano scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, e rimasto per molti anni in fondo a un cassetto (pare che la prima versione fosse addirittura del 1972, anno in cui lo stesso Lauzi, in questo caso assieme a Michelangelo La Bionda, Dario Baldan Bembo e Leonardo Ricchi, compose lo smash hit Piccolo uomo).

Io sono Mia
Serena Rossi con Lucia Mascino (la giornalista). @Bepi Caroli

Ecco, il film inizia e finisce con il Festival di Sanremo del 1989. L’artifizio narrativo è una intervista con una giornalista di un settimanale, che in realtà vorrebbe incontrare Ray Charles e che considera Mia Martini solo un ripiego. È il pretesto per ripercorre la sua vita: gli inizi difficili da bohémienne; il rapporto complesso col padre che, pur amandola, la ostacola fino a farle male; una storia d’amore contrastata che la travolge segnando il suo destino sentimentale; il marchio infamante di iettatrice che le si attacca addosso come la peste condizionando la sua carriera con alti e bassi vertiginosi; il buio, fino alla nuova dimensione di vita più pacificata.
Oltre al fatto che questo film è una sorta di “risarcimento”, un altro aspetto largamente positivo è la colonna sonora. Del resto con un repertorio come quello di Mimì non poteva essere altrimenti. Le canzoni riproposte sono cinque: Padre Davvero, Piccolo uomo, Minuetto, E non finisce mica il cielo, Almeno tu nell’universo.
Qualche perplessità, semmai, si ha sul modo in cui sono state reintepretate. Serena Rossi è brava, si muove bene ed ha voce, ma per quanti sforzi faccia rimane lontana dalla grandezza di Mimì. Del resto è la stessa attrice che ammette: «Ho fatto una scelta precisa, decidendo di non fare un’imitazione di Mia – cantante straordinaria e inimitabile – ma di provare a interpretarla a modo mio».
I punti deboli di Io sono Mia, quelli che faranno storcere il naso ai fan più esigenti, stanno in alcuni passaggi un po’ troppo da soap. Alcuni personaggi sono poco credibili: Franco Califano rappresentato così? Boh!
A compensarli c’è un buon lavoro di ricerca, che in pratica vuol dire una soddisfacente riproduzione di abiti, acconciature, ambientazioni d’epoca. Spiega il regista Riccardo Donna: «Sia per registrare la colonna sonora, sia durante le riprese, abbiamo usato gli stessi macchinari di quegli anni, microfoni, strumenti, tutto analogico».
In definitiva, questo film non è un capolavoro. Ma se si vogliono passare un paio d’ore ripercorrendo i momenti salienti della vita di una grande artista, di certo non ci si annoia.
Io sono Mia sarà nei cinema per tre giorni, il 14, 15 e 16 gennaio. A febbraio sarà trasmesso su Rai 1.
Ecco alcune scene tratte dal film:

Per chi volesse approfondire, ecco le note di regia scritte da Riccardo Donna.

Avvicinarsi con discrezione, a piccoli passi.
Davanti a me il racconto di una vita, memorie private e storia professionale.
I ricordi di Mia che diventano non solo momenti biografici, ma anche pezzi di storia.
Il ricordo di quella grande cantante ancora vivo tra la gente della mia età.
Un lavoro quindi sulla memoria, un concetto a me molto caro, perché oggi in questo mondo in cui tendiamo a usare e gettare tutto, è facile dimenticare e perdere il patrimonio della nostra storia.
Un pezzetto di quella storia è il mio film.
Un pezzetto di quella memoria è ridare un’altra vita a Mia grazie, come sempre, a un gruppo di persone che ci ha creduto.
Tutti insieme Luca Barbareschi, la Rai, la sceneggiatrice Monica Rametta, Saverio D’Ercole il produttore creativo e io siamo arrivati fino a qui, orgogliosi di mostrarvi il nostro lavoro.
Una scommessa, anche perché la storia che abbiamo raccontato, non è perfettamente fedele a quella di Mimì.
Abbiamo deciso di fare un passo indietro e di giocare più sulle emozioni e i sentimenti che su una fedele ricostruzione della sua vita.
A me interessava soprattutto l’anima di Mimì. Quella cercavo… e l’ho trovata grazie anche a Serena Rossi.

Io sono Mia
Foto di Bepi Caroli

Un’attrice che si è calata con eleganza e umanità nel personaggio, non facendone un’imitazione, ma dandole se stessa. Mimì è diventata Serena e viceversa. Vedrete che emozione vi darà.
Siamo stati invece molto rigorosi sulla rappresentazione di un’epoca, di un mondo.
Gli scenografi Conte e Panconi hanno ricostruito quel periodo con grande cura. Dal Teatro Ariston di Sanremo che entra ed esce con un gioco di montaggio tra realtà e finzione, alla Milano degli anni 80.
Abbiamo rifatto grazie a Bepi Caroli, locandine, copertine dei dischi, servizi fotografici assolutamente fedeli agli originali.
Enrica Barbano, con una ricerca dettagliata, ha creato copie “esatte” dei vestiti indossati da Mimì nei suoi spettacoli, aggiungendoci però il suo tocco d’artista.
Enza Lamparelli e Sergio Gennari hanno inseguito i mille volti di Mia Martini (quante facce hai avuto, Mimì?) sottoponendo Serena a lunghe sedute di trucco e capelli.
E poi il risultato straordinario ottenuto con la registrazione delle canzoni e di tutto il mondo musicale dal 1969 all’89. Vent’anni di musica.
Mattia Donna con La Femme Piége ha arrangiato, suonato e inciso tutti i brani, ridandogli la forza dell’epoca, usando solo apparecchiature analogiche. Serena ha cantato come solo lei sa, inseguendo la voce di Mia nel corso degli anni.  Insomma è stato prodotto un disco proprio come si faceva una volta.
Malgrado tutto questo è un racconto imperfetto, come è giusto che sia, perché alcune cose Mimì non ha potuto raccontarcele, ma le abbiamo immaginate.
Un racconto imperfetto, ma umano e attuale.
Perché proprio in questo mondo dove la macchina del fango è diventato uno sport molto diffuso, è giusto rendere omaggio a Mimì che della calunnia fu una tragica vittima.
Un lavoro che vorrei dedicare alla generazione che nasceva quando Mimi moriva e che forse, grazie a questo film, la conoscerà.
E come ultimo appunto di questo mio diario mi piace il titolo “Io sono Mia” . Perché racchiude il riscatto di una vita vissuta con dolore.
Io sono Mia

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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