Una notte di 12 anni
di Álvaro Brechner
con Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil,
Sílvia Pérez Cruz.
Voto: bello e terribile
Tre tupamaros presi dal governo militare in Uruguay nel 1974 invece di essere torturati per avere informazioni e forse uccisi, sperimentano una nuova forma di repressione: carcere durissimo in celle di isolamento ricavate da spazi assurdi, in luoghi sconosciuti, con spostamenti a rotazione per annullare qualsiasi riferimento al tempo, allo spazio, alla riconoscibilità dei luoghi. Non è più una strategia repressiva “utile”: è un esperimento per annullare, fare impazzire. Nelle pieghe di questo meccanismo si insinuano, come nella tradizione del cinema carcerario, piccole schegge di normalità: stupidità burocratiche dei regolamenti (come far pisciare un prigioniero ammanettato troppo in alto a norma di regolamento), piccole promiscuità tra carcerieri analfabeti e carcerati poeti per scrivere lettere d’amore, suoni e rumori che passano i muri, allucinazioni che prendono forma nella solitudine. Una notte di 4323 giorni fino al ritorno alla normalità.







































