Non ci resta che il crimine

Gassman, Giallini, Tognazzi e il cinema italiano indietro nel tempo contro la banda della Magliana

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Non ci resta che il crimine
di Massimiliano Bruno con Alessandro Gassman, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli.
Voto: occasione mancata

Giallini, Gassman e Tognazzi girano vestiti anni Ottanta  e tentano di sbarcare il lunario portando turisti sui luoghi dove operò negli anni Ottanta la banda della Magliana. Per un caso attraversano un bar cinese che nasconde  un tunnel tra due punti dello spazio-tempo  e finiscono negli anni Ottanta, e nel bar c’è  la banda della Magliana:  fuori l’Italia sta per vincere i campionati del mondo di calcio, loro sanno già come andrà a finire e possono fare soldi con le scommesse clandestine. E sanno che la banda nasconde il tesoro accumulato con le rapine nella chiesa di Sant’Apollinare.  Il boss ha un debole per il debole Tognazzi e la donna del boss, Pastorelli, si innamora del tonto Gassman. Un po’ di gag sui cellulari, che ai tempi non esistevano e invece, anche senza campo, riescono a chiamarsi, e sui paradossi dei viaggi nel tempo. In resto è così così. Il titolo richiama Non ci resta che piangere (salto temporale di Troisi/Benigni) con citazioni acconce: Troisi nel 1492 usava Fratelli d’Italia e qui si usa Sole cuore amore. Sceneggiatura a otto mani di Bruno, Bassi, Guaglianone e Menotti. Si apprezza lo sforzo e l’uso di Guaglianone, però i film non basta pensarli bene. L’occasione è perduta, ma il rischio è che sia nata una serie.

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