M.I.A.-La cattiva ragazza della musica

I wonder pictures porta sul grande schermo il documentario biografico sulla prima pop star di origine Tamil

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Nelle sale italiane dal 20 al 23 gennaio il film di Steve Loveridge che ha affascinato il Sundance film festival e la Berlinale

Mathangi “Maya” Arulpragasam, in arte M.I.A., nasce nell’area metropolitana di Londra nel 1975. Dopo pochi mesi la famiglia decide di fare ritorno in Sri Lanka. Nel 1985 fugge dalla guerra civile con madre e fratelli, nuovamente in direzione Londra, mentre il padre, fondatore del movimento delle Tigri Tamil, rimane. Maya inizia ad interessarsi alla cultura pop occidentale che  dà una via di sbocco palla sua grande vena creativa.
Loveridge decide di procedere a ritmo serrato mostrando sempre in modo diretto il vissuto di M.I.A.. La pellicola si sviluppa a partire dai videoclip di brani parte dei primi tre album, Arular, Kala e Maya, e dai vari filmati realizzati negli anni da Matangi stessa. Qui sono documentati sia la sua vita di ragazza integrata nel mondo occidentale che la situazione in patria, quando ha l’occasione di recarvisi per qualche mese. Non ci sono stacchi su interviste realizzate appositamente per il film: lo spettatore segue Maya nella sua vita privata come durante i suoi tour. Quando la cantante non appare sullo schermo ne sentiamo comunque la voce che commenta le sue riprese.
Le canzoni di Maya sono una commistione delle sue radici e del suo essere occidentale. Portano una notevole carica eversiva: i testi di Matangi sono caratterizzati da una denuncia  verso le atrocità e violenze che ogni giorno avvengono in Sri Lanka, in linea con la sua volontà di portare l’attenzione su un conflitto troppo ignorato: “Perchè questo maledetto mondo stia a guardare non lo capisco”.

 

 

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