Quattro per quattro. Il videoconcerto è un classico.

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L’incontro di due amanti che si cercano tra le dolci pianure di un mondo fatato, proiettato su uno schermo alto e largo alcuni metri, mentre i violini scagliano verso il cielo la musica rapinosa delle Quatto stagioni in una inedita suite ispirata dal capolavoro del “prete rosso” Vivaldi. Lo straordinario “videoconcerto” tenutosi ieri al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nell’ambito delle Serate Musicali segna una svolta verso l’interazione e la commistione delle arti. L’obiettivo lo annuncia chiaramente la presentazione contenuta nel programma di sala “Con l’apporto di scenografie digitali di ultima generazione, il concerto classico diventa un evento nuovo, in cui musica, regia, scenografia e tecnologia danno spettacolo”.
Così nel concerto di ieri, denominato Quattro per quattro. Quattro stagioni, quattro compositori, quattro cartoline dall Italia, la sapienza creativa del video designer Leandro Summo, della scenografa Valentina Savino, entrambi supportati dalle installazioni di Nicola D’Agnelli, hanno affiancato l’orchestra Antonio Vivaldi diretta da Lorenzo Paserini, con i solisti Sarah Rulli e Dino De Palma. Insieme hanno dato vita alla alla prima esecuzione assoluta del brano Quattro cartoline dall’Italia (del compositore trentino Roberto Di Marino) e alle quattro stagioni musicali di quattro compositori diversi – la Primavera porteña di Astor Piazzolla, l’Estate di Max Richter, l’Autunno di Philip Glass e l’Inverno di Antonio Vivaldi – trasformandole in un nuovo unico tutto. Successo vivissimo con ripetute chiamate degli interpreti e tre bis.

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Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.

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