Whitey Brownie, quando il jazz non convenzionale arriva da Latina e si colora di un “altro rosa”

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Whitey Brownie

I Whitey Brownie hanno da poco pubblicato il loro primo EP. Si intitola Another Pink ed è uscito per l’etichetta indipendente Rest in Press. Sono un giovane collettivo di Latina, che musicalmente si muove nell’universo sonoro della black music, indagato in tutte le sue sfumature. Abbiamo intervistato il batterista Alessandro Trani.

Qual è la storia dei Whitey Brownie?
Il progetto è nato attorno al 2015 dalla voglia mia di suonare jazz, ma non in modo tradizionale. Volevamo essere lontani dai canoni standard. Abbiamo provato a jammare su classici dell’hip hop, a girare standard per farli diventare più funk e il primo anno e mezzo è andato via così, lavorando sul sound. A fine 2016 abbiamo quindi realizzato Lighthouse, il nostro primo singolo. E la formazione è diventata quella attuale, con Alessandro Pollio alle tastiere, Micol Touadi alla voce ed io alla batteria.

Il vostro nuovo EP si intitola Another Pink. Un titolo che ha un significato particolare?
E’ legato al discorso del suono, Another Pink gioca sul fatto che tutti i nostri brani, sia a livello di suono che di testi, ci facevano pensare a questo colore. Non a caso il videoclip di Never, il primo singolo, ha proprio questa tonalità di rosa un po’ particolare. Nella copertina c’è un leccalecca che si scioglie, un rosa quasi forzato. Il nostro sound ha un groove legato all’hip hop, quindi abbastanza solido, ma riesce anche a sciogliersi con una certa dolcezza. E’ tutto legato tra iconografia, cromatismo e suono.

Perché la scelta di Never come primo singolo? E’ la canzone che meglio vi rappresenta?
Non è quella che ci rappresenta di più, ma era quella più adatta al periodo in cui il singolo è uscito, prima dell’estate. E’ il pezzo più allegro dell’EP ed esprime bene il concetto del rosa di cui parlavo prima. Sicuramente però faremo uscire almeno un altro singolo da questo EP.

Il disco ha un filo conduttore?
Sì, i pezzi sono abbastanza variegati, ma se dovessi dire una sola parola che leghi il disco, direi “jazz non convenzionale”.

Whitey Brownie

Black music, new soul, jazz non convenzionale: c’è spazio in Italia per questa musica?
Fortunatamente gli ultimi anni sono stati abbastanza positivi sotto questo punto di vista. Ci sono molti artisti, che sono anche amici fra di loro. Ci sono degli spazi, anche nell’area romana, locali che fanno praticamente solo black music. Quelle che una volta erano le jam session di jazz puro, adesso sono diventate delle jam di black music in generale, quindi dal jazz si può sfociare a funk, hip hop e RnB. Questo fa bene alla musica italiana.

I testi sono importanti per voi?
Molto. Dei testi si occupa Micol e sono una parte determinante delle nostre canzoni. Noi scriviamo melodie ed armonie direttamente con una linea guida di testi che facciamo al momento. Musica e testi quindi sono molto uniti, a volte anche delle parole suscitano in noi delle idee a livello compositivo. Un testo più triste o più allegro può determinare un tipo di scelta sonora piuttosto che un’altra.

Tu e Micol siete di Latina, Alessandro Pollio di Roma. Cosa vuol dire nel 2019 fare musica a Latina?
E’ difficile, ma credo che oggi non sia facile da nessuna parte. Con fatica siamo riusciti a costruirci una credibilità, abbiamo aperto una scuola di musica e facciamo musica dalla mattina alla sera. Ai nostri tempi è difficile fare qualsiasi cosa, non solo musica, ma questo per certi versi ti dà più libertà. Latina non è una grande città, questo crea delle difficoltà oggettive, ma se riesci ad emergere, poi magari è più facile durare nel tempo. Roma, ad esempio, è una città che si reinventa continuamente.

Quanto conta per voi la dimensione live?
E’ fondamentale. Non a caso l’estate scorsa, prima che uscisse l’EP, tutti i brani li abbiamo testati dal vivo. Siamo arrivati in studio con una rosa di pezzi più ampia di quelli poi finiti nell’EP, proprio perché volevamo provarli live. Se un pezzo non funziona dal vivo, per noi è determinante. Quando componiamo un brano, lo facciamo anche in relazione a come suonerà poi nei concerti.

Cosa vi attende in questo primo scorcio di 2019?
Da febbraio ritorneremo a suonare in giro, partendo dal sud. Stiamo poi scrivendo altre canzoni, vorremmo arrivare ad incidere un album intero fra quest’anno ed il prossimo. Non stiamo mai fermi, lavoriamo soprattutto sulla maturazione del sound.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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