Calcutta a Bologna. Il racconto della serata

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Ph. Alessandro Morana

Calcutta è stato uno dei personaggi dell’anno che si è appena concluso e il suo Evergreen è da tutti considerato uno degli album qualitativamente migliori del 2018. Ma anche il suo 2019 è partito con il piede giusto, in questo momento infatti è impegnato in un tour nei principali palazzetti italiani che sta riscuotendo enormi successi.

Si è da poco concluso il suo concerto all’Unipol Arena di Bologna. Tanti i presenti che hanno sfidato la forte nevicata che ha sorpreso il capoluogo emiliano (e che ha fatto slittare l’inizio del concerto di quasi 30 minuti). Un’attesa ripagata con gli interessi visto che Edoardo ha regalato ai fan accorsi in massa una serata con i fiocchi.

Calcutta è l’anti divo per eccellenza, si muove sul palco con fare imbarazzato, quasi come se quel luogo non gli appartenesse, ma quando canta fa chiaramente capire chi è e come mai si trovi proprio lì. Enigmatico come pochi gioca continuamente sulla sottile linea che divide la genialità dallo scherno. E in questo il pubblico lo appoggia completamente, trasformandosi più volte in parte integrante dello show, capace di sovrastare ripetutamente la sua voce.

Il concerto parte con tre brani uno di fila all’altro, che racchiudono forse il meglio dei suoi ultimi lavori: Briciole, Kiwi e Orgasmo. Ma è un susseguirsi continuo di canzoni che, ormai, chiunque è stato abituato ad ascoltare: Paracetamolo, Milano, Pomezia, Gaetano, Frosinone, fino alla conclusione con Pesto e Saliva. Non mancano le sorprese, da Oroscopo (richiesta direttamente da Fiorello e Paolo Fox) fatta con il Piccolo Coro dell’Antoniano alla nuovissima La musica italiana, eseguita con Giorgio Poi.

Tutto il concerto ha un forte retrogusto di anni ’90, con le sonorità che si sposano perfettamente con le immagini sul grande led wall centrale (pieno di richiami a quel periodo storico, da Dodò ai vecchi Windows) che, per quanto imponente, non risulta mai invasivo grazie al massiccio lavori di produzione.

Calcutta è un personaggio talmente unico nel suo genere che forse la miglior chiave di lettura per interpretarlo è quella di non interpretarlo affatto, prenderlo così com’è, lasciandosi semplicemente trasportare dalla sua musica.

SCALETTA
1. Briciole
2. Kiwi
3. Orgasmo
4. Cane
5. Milano
6. Limonata
7. Paracetamolo
8. Rai
9. Amarena
10. Pomezia
11. Nuda nudissima
12. Cosa mi manchi a fare
13. Oroscopo (con il Piccolo Coro dell’Antoniano)
14. La musica italiana (con Giorgio Poi)
15. Del verde
16. Albero
17. Natalios
18. Arbre Magique
19. Hübner
20. Le barche
21. Gaetano
22. Frosinone
23. Pesto
24. Saliva

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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