Introduce il film l’attore, regista e doppiatore Franco Longobardi che ne è l’autore con Lorenzo Bassi
La lunga serie di film con Totò e le riviste di Za-Bum sono l’asse portante della carriera di Mario Mattoli nato a Tolentino, Macerata nel 1898 e morto a Roma nel 1980. Laureato in giurisprudenza, si avvicina presto al teatro fondando e dirigendo per anni molti spettacoli di varietà e diverse compagnie di prosa. Nel 1934 firma il suo primo lungometraggio Tempo massimo, una commedia brillante con Vittorio De Sica e Milly in parte ambientata a Milano (una sequenza è girata in via San Marco con il Naviglio ancora scoperto). In trent’ anni il regista ha realizzato 84 pellicole, brillanti commedie popolare adorate dal pubblico. L’incontro con Totò, che lui rilancia nel 1947 con Due orfanelli dopo sei insuccessi al botteghino del grande comico napoletano, è fondamentale per la sua carriera. La parodia è la chiave del loro fortunato sodalizio artistico con pellicole di successo quali Totò al giro d’ Italia; Fifa e arena; Totò Tarzan; Totò sceicco, Miseria e nobiltà, Un turco napoletano. Tanti sono gli attori italiani diretti da Mattoli, Erminio Macario in Imputato, alzatevi! e Il pirata sono io; Alberto Sordi nel suo primo ruolo da protagonista in Tre aquilotti e ancora Carlo Campanini, Carlo Croccolo, Walter Chiari. Durante la guerra firma un film di spessore, Stasera niente di nuovo con una brava e deliziosa Alida Valli e nel 1945 al termine delle ostilità gira La vita ricomincia ancora con la Valli, Fosco Giachetti ed Eduardo De Filippo dedicato proprio allo scottante tema del reinserimento nella vita civile degli uomini di ritorno dal fronte. Anche Anna Magnani è da lui diretta in Assunta Spina del 1948 e nel 1953 Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo sono gli interpreti della commedia agrodolce Siamo tutti inquilini. Grande scopritore dei migliori talenti della commedia brillante italiana, Mario Mattoli è stato il caposcuola della moderna comicità con lo sdoganamento della satira surreale, l’artefice della prima scena umoristica interpretata da sole donne e il precursore del realismo nell’avulso cinema fascista del periodo bellico.





































