Sulutumana, un album registrato tra Canzo e Abbey Road

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Nuovo album per il gruppo lombardo dei Sulutumana, formazione che vede in organico Gian Battista Galli ai testi, voce e fisarmonica, Francesco Andreotti al pianoforte e tastiere, Nadir Giori al basso elettrico e contrabbasso. All’occasione la formazione si allarga accogliendo Beppe Pini alla chitarra, Angelo Galli ai cori e flauti e Marco Castiglioni alla batteria. La loro storia inizia nel 2000 quando si fanno notare da quelli del Club Tenco che li invitano a Sanremo per l’annuale manifestazione. Il loro mondo ruota attorno alle valli che partono da Lecco ed è li che catturano idee per poi metterle in musica. Dopo il primo album La danza (2001), pubblicano un mini cd dal titolo I pess, un’incursione nel delicato mondo delle pubblicazioni per i bambini che amano sognare. I Sulutumana torneranno su questo argomento replicando con una serie di album scritti apposta per bambini e ragazzi. Una produzione che segue parallelamente quella degli album ufficiali che continua con Di segni e di sogni (2003). Inizia anche l’interesse per colonne sonore in particolare per il teatro e a un certo punto vanno a creare un binomio artistico con lo scrittore Andrea Vitali, anch’egli residente sulla sponda lecchese del Lago di Como. Canzoni nuove arrivano con Arimo (2008),  Dove tutto ricomincerà (2014) fino al doppio cd live Giù a manetta (2016) e adesso Vadavialcu (2018), che merita qualche spiegazione, così abbiamo rintracciato Gian Battista Galli.

Una premessa prima di entrare nel merito dell’album e delle nuove canzoni, non vedo più accreditato Piero Cassano e da qualche tempo non vedo il vostro nome accostato a quello di Andrea Vitali. Che cambiamenti ci sono stati?

Con Cassano c’è stato un percorso artistico che è arrivato al capolinea, con lui abbiamo realizzato Dove tutto ricomincerà e la raccolta Non c’è limite al meglio, poi abbiamo voluto mettere su disco un ampio estratto di quello che sappiamo portare su un palco, un album live che molti ci chiedevano. I rapporti con lui sono rimasti buoni, al punto che ci ha invitato per i suoi settant’anni, a una festa dove c’erano l’ex Matia Bazar Carlo Marrale, Massimiliano Pani e tanti altri.  Con Vitali la separazione è stata più netta, il percorso intrapreso con lui è andato avanti dodici anni e ognuno di noi sentiva il bisogno di proseguire per strade separate.

Quindi arriviamo a queste nuove canzoni che prendono spunto anche da cinema e letteratura. Cioe?

Si, diciamo che ogni album ha un punto di partenza e stavolta quell’intercalare in dialetto, che veniva più usato nel passato, è stata la molla che ha mosso il tutto. Se vi ricordate la scena tra Tognazzi e Gassman in un’episodio de I nuovi mostri, Tognazzi usava questo intercalare (Vadavialcu) nella scena in cucina dove si tirano di tutto e se le danno di santa ragione, un modo di dire che non ha nulla di oltraggioso, è scurrile quel giusto. In certe zone della Brianza ci si saluta pure in quel modo, un modo di dire liberatorio, come quando ti levi le scarpe alla sera e poi vai in doccia. Ne riflettevo mentre facevo una passeggiata costeggiando il lago del Segrino, a due passi da casa. E da lì è partita l’idea che hanno poi fatto nascere altre canzoni. 

Una canzone con frasi che si prestano ad essere cambiate e rinnovate seguendo l’attualità. Come funziona dal vivo?

La lista delle cose a cui dire «vadavialcu» sarebbe infinita. Ai concerti distribuiamo bigliettini dove ciascuno indica a chi o a cosa voglia proferire quel titolo, poi li raccogliamo in un secchiello e a fine concerto ne leggiamo qualcuno, per il momento li stiamo conservando in uno scatolone.

Avete fatto una confezione del cd molto particolare, farete uscire anche il vinile?

Per ora no, aspettiamo di verificare l’opportunità, in ogni caso è certo che questo sarà l’ultimo cd dei Sulutumana. Nel futuro, in un mondo dove ormai la musica è ascoltata attraverso i canali internet, noi faremo uscire i nostri album in vinile. In questa occasione abbiamo cercato di impreziosire l’aspetto grafico e in questo ci è venuto in aiuto Enrico Cazzaniga che ha fatto un lavoro davvero superlativo.

Come sono andate le presentazioni live dell’album?

Bene, ottime risposte, stiamo provando a spingerci oltre i confini regionali, ma non è facile. Noi siamo un gruppo che funziona bene dal vivo, specialmente nei teatri e possiamo proporre concerti in ogni parte d’Italia e all’estero. Infatti abbiamo una certa frequentazione della Germania e della Svizzera. Abbiamo fatto alcune serate in Abruzzo, abbiamo presentato l’album alla Fondazione Feltrinelli a Milano, all’Auditorium di Radio Popolare, all’Unaetrentacinque di Cantù dove siamo di casa, quindi allo Spirit de Milan con le serate per Lifegate di Ezio Guaitamacchi e siamo pronti per continuare a suonare le nuove canzoni per tutto il 2019.

Giusto le nuove canzoni, cosa raccontano?

Per la prima volta mi sono preso una settimana di tempo e mi sono recato sul lago di Lugano per raccogliere idee. Ho portato qualche libro tra cui quelli di Alice Munro, scrittrice canadese Nobel per la letteratura 2013, da cui ho tratto qualche spunto, o perlomeno mi hanno aiutato a portarmi in un’atmosfera di suggestioni e riflessioni. C’è anche l’ombra di Bob Dylan quà e là. Infinito presente è una classica ballata da cantautore scritta di getto e che piace moltissimo, ispirata da un racconto di Dino Buzzati, I giorni perduti, che non andranno veramente perduti se si cerca la meraviglia. C’è  Uscirne vivi, una canzone che richiama l’argomento dei femminicidi, mentre Enigma è un brano molto musicale, con tastiere che fanno ritmo, piuttosto originale nella nostra storia, tanto che ha sorpreso anche noi quando lo abbiamo fissato come provino. A conclusione dell’album trovi La ballata dell’odio, decisamente sferzante e caustico, perché con le reti sociali abbiamo scoperto che siamo tutti potenziali odiatori. E’ stato sdoganato l’odio e per contrasto abbiamo ripreso e ribaltato il ritornello di «Viva la gente … simpatica più che mai».

Un album registrato addirittura agli Abbey Road Studios di Londra?

Gran parte del lavoro lo abbiamo fatto nel nostro studio e sala prove, quindi siamo a stati a Londra per perfezionare il tutto e lì abbiamo trovato un bravo tecnico del suono italiano, Stefano Civetta, un altro cervello in fuga. Con lui abbiamo raggiunto un risultato tecnico-artistico che esalta le nuove canzoni, pronte per essere trasferite in una dimensione live.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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