Ensi: “La mia integrità mi ha ripagato”

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Chiacchierare con Ensi (pseudonimo di Jari Ivan Vella) può essere una sorpresa. Un ragazzo risoluto, consapevole, che ha deciso di raccontarsi nel bene e nel male attraverso la sua musica. Nel suo ultimo album, Clash, c’è un po’ tutto ciò che per lui è importante. I suoi demoni, le difficoltà incontrate, tutto condensato in 12 tracce che di semplice non hanno nulla, tranne il fatto di essere pura catarsi proiettata nel futuro. Come ci ha raccontato, non ha scelto la strada più semplice, ma è quella che gli ha dato più soddisfazioni. Un freestyle reso singolare dai contenuti strettamente personali che si contrappongono al resto del mondo in una lotta continua ma non distruttiva, finalizzata a crescere.  Clash è come la sua interruzione e ripartenza, un toccare il fondo e risalire.

Che cosa significa per te “andare contro”?

Clash è un po’ un disco di spaccatura secondo me. Prendo una posizione forte con questo album sotto tanti punti di vista. Però credo di dire il vero quando dico che anche nella mia visione più personale della cosa, critic a se vogliamo sotto certi punti di vista, è sempre una critica costruttiva. Non attacco mai senza cognizione di causa, non dico mai delle cose senza cercare di sviscerare il concetto. Cerco di giustificare sempre quello che viene detto perchè comunque dò un sacco di peso alle parole. Essendo questa una musica di parole, credo che sia fondamentale per noi avere questo tipo di atteggiamento. Quindi, per quanto mi riguarda, la mia modalità per “andare contro”, per andare a “clashare” è una visione che tende comunque a creditare me più che screditare gli altri, a far valere la mia posizione nel gioco in un’epoca molto confusa e varia come quella che stiamo vivendo nel nostro genere in Italia. Quindi uscire con un album come Clash, marcatamente rap, che non ammicca, non strizza l’occhio alla tendenza sotto nessun punto di vista mi sembra una forte presa di posizione.

Quindi è soprattutto un tuo metterti in discussione.

Esattamente. Per questo è una visione costruttiva. Non metto una linea fra me e gli altri dicendo “Questo è buono e il resto non lo è”. Però fondamentalemente per quello che è la mia visione di questo genere in Italia avevo bisogno di fare un disco che prendesse comunque le distanze da un determinato tipo di atteggiamento, senza stare a capire chi è più bravo, chi è più brutto. Non sto dicendo che io sono bravo, rappresento una cosa ed è giusto rimarcare questo mio rappresentare, prendere una posizione. Come artista, mi sembra un segnale importante.

Questa tua presa di posizione ti ha mai creato delle difficoltà nel tuo percorso?

Sicuramente il fatto di rimanere integro e di non aver mai preso scorciatoie un p0′ mi ha rallentato sotto certi punti di vista. Da altri, come in questo caso, la prima reazione da parte del pubblico quando ho pubblicato il primo frestyle dei 3 che c’era in questo album mi è sembrato un bel ritorno. Nel senso che questa integrità sta ripagando. Aver mantenuto una certa coerenza artistica negli anni e di non aver ceduto alle possibilità lavorative che mi sono arrivate per fare parte di un determinato giro di cose…Non voglio farla passare come una qualità, ma più come una maledizione. Nel senso, io son fatto veramente così, non ci riesco a fare qualcosa che non mi rappresenti, non mi vedrei mai in qualcosa dove sono stato messo per forza, dove qualcuno pensava che dovessi stare. Un merito che non premia quasi mai.

In Clash canti “Non dimenticare chi sei, il resto poi va tutto ok”. Ti è mai successo di dimenticare chi sei?

Forse per un periodo è successo. Ma è stato un periodo breve legato forse all’esplosione di questa musica nella mia vita, parlo degli anni che vanno dal 2010 al 2013, dove sicuramente è successo anche a me di perdermi un po’ per strada, modificare un po’ quello che ero io nel profondo, ma è stata una cosa molto rapida, perchè mi era successo tanto in poco tempo e magari non ero proprio riuscito a interiorizzare e matbolizzare tutto quello che mi era successo. Però, un po’ per l’educazione che ho avuto, un po’per come sono cresciuto, le difficoltà che mi hanno portato ad affermarmi come artista che sono state varie, intense, voglio vedere quello un po’ come il mio periodo rosa. Sono sempre riuscito a restare quello di sempre. Inevirabilmente sono cambiato un po’ anche io e credo sia normale quando ti succedono delle cose così importanti, ma nei limiti del possibile. Vedo gente che cambia atteggiamento nel momento in cui gli arriva il primo complimento. Credo di aver resistito bene ai colpi della vita.

Credi quindi che queste difficoltà ti abbiano aiutato anche artisticamente ?

Quello in parte è inevitabile. Io scrivo e cerco di essere sempre abbastanza onesto, anche nel raccontare di me. Infatti c’è una bella parte di questo in cui comunque non mi tiro indietro nel raccontare alcuni aspetti della mia vita ma anch del mio passato. Questa credo che sia una grande sfida dell’arte non solo del rap, quella di riuscire a interiorizzare delle cose. Credo che alla fine alla lunga paghi questo essere trasparente, la gente se ne accorge. Puoi fregare tutti per un po’, ma non puoi fregare tutti per sempre.

Hai mai pensato che esporti così tanto possa renderti più vulnerabile?

Non mi sono mai posto il problema, perchè credo che il mostrarmi vulnerabile sia molto umano. Oggi i social hanno abbattuto tutte le barriere che ci sono fra te e gli artisti. Era impossibile sapere cosa faceva nella vita privata un rapper che mi piaceva, non c’era Instagram per vedere le sue stories. Stessa cosa vale per me che seguo, per dire, Sylvester Stallone. Sono sempre stato un suo fan, ma non sapevo che avesse 3 figlie, che nella vita quotidiana beccasse Arnold Schwarzenegger. Tutto questo ci ha avvicinato, e omettere dei particolari della mia vita per farla sembrare più interessante mi sembra la cosa meno onesta del mondo. Io utilizzo i social in linea con quello che sono io, non tutte le mie difficoltà sono messe in vetrina ma quando le affronto nell’arte non riesco ad ometterlo, la penna ci va da sola. Credo che sia più uomo, più sintomo di forza dimostrare le proprie debolezze piuttosto che nascondersi dietro un personaggio che non regge.

Nell’ultima traccia del disco, Complicato, una delle più personali e autobiografiche, dici proprio che la sfida più difficile è infatti quella interiore. Secondo te è possibile superare gli ostacoli che portiamo dentro?

Se lo avessi saputo non ci avrei fatto una canzone. Gli artisti non hanno la verità. Io spesso quando scrivo delle cose molto personali lo faccio più per me. Ed è inevitabile quando hai la forte esigenza di comunicare qualcosa anche quando mettersi a nudo, esporre le proprie perplessità e debolezze. Ma alla fine respiriamo tutti la stessa aria, guardiamo lo stesso cielo, non è che siamo così lontani.

“Cresce solo chi soffre, siamo diventati grandi troppo in fretta forse”. Pensi di essere cresciuto abbastanza? 

Molte cose mi si sono presentate prima del previsto nella mia vita. Ad alcune ho reagito veramente bene, però è carattere. Non è essere maturi o meno. Ci sono momenti in cui  affronti le cose in un certo modo, poi magari  altre non le affronti bene e ritornano. E quando ritornano da grandi è peggio. Credo che un po’ per questa musica, un po’ per come sono fatto io di carattere, ho vissuto tre vite in una. Ho avuto veramente tante esperienze, sia negative che positive, forse quelle negative sono state molto forti quanto quelle positive, non riesco a fare un bilancio. Sicuramente ho tanto da imparare perchè nel momento in cui dico sono abbastanza maturo per la vita, arriva qualcosa che non ti aspetti. Non posso dirti “Sono pronto a tutto”. C’è da dire che per com’è messa la società di oggi, per i problemi che spesso sento lamentare alle persone, mi sento un sopravvissuto. Ho vissuto davvero tanti momenti che avrebbero messo al tappeto tutti gli altri, ma con me non è successo e sono molto orgoglioso del percorso che ho fatto. Un bagaglio di sofferenze ma anche di esperienze, perchè anche cose che anni fa mi sembravano insormontabili a oggi le ho superate e siamo qui a parlarne. Credo che la vita avrà sempre da insegnarci fino all’ultimo giorno. Ho dalla mia una corazza importante, ho vissuto nella mia adolescenza cose così sconvolgenti che possono metterti di fronte alla crudezza della vita, tutto compatibilmente alla mia curiosità, la mia voglia di viaggiare e scoprire il mondo. Credo di aver visto davvero tante cose.

Tutte queste caratteristiche ti rendono diverso rispetto a tutti i tuoi colleghi. Il rap ti ha dato la valvola di sfogo perfetta.

Quando penso a questa musica credo di essere stato molto fortunato, perchè ho scoperto quello che er il mio talento. Credo che tutte le persone abbiano un talento, ma che non sempre hai la fortuna di capire dove questo talento ti porta. Magari lo scopri troppo tardi e non hai tempo di realizzarti, magari non lo scopri mai. Io mi sono sentito parte di questa musica, parte del modo che aveva di relazionarsi, parte di un codice, dal primo momento in cui l’ho ascoltata. Mi sento questo. Ho avuto la fortuna che accadesse da adolescente, quindi ho avuto il tempo di dedicarmici, e adesso che sono papà ci penso spesso a quale possa essere il talento di mio figlio. Spesso oggi la società non ha questa capacità. Ti fanno credere che tutti i sogni sono realizzabili, perchè i mezzi oggi sono tanti anche a livello tecnologico. Ma poi alla fine la società schiaccia il talento, non lo premia. Fosse così, avremmo altre leggi sul lavoro. La società e anche com’è fatta la scuola, tende un po’ a omologarti.

E cosa diresti a tuo figlio, se un giorno dovesse chiederti un consiglio?

Quello che gli ho detto nella canzone Vincent : “Puoi essere chi vuoi, sarò contento”.

 

Tracklist di Clash:

1. CLASH FREESTYLE
2. DENG DENG feat. PATRICK BENIFEI
3. MUTOMBO
4. ROCKER
5. IVORY FREESTYLE
6. RAPPER feat. JOHNNY MARSIGLIA & AGENT SASCO
7. VITA INTERA
8. THEMA TURBODIESEL
9. AUTOGRILL FREESTYLE
10. RAT RACE feat. ATTILA
11. FRATELLO MIO
12. COMPLICATO

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.

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