Simone Cristicchi, un cantAttore all’Ariston

A 12 anni dalla imprevedibile vittoria con Ti regalerò una rosa, il versatile artista romano torna sul palco sanremese. Ripercorriamo con una playlist le tappe più importanti della sua brillante storia tra note, libri e teatro.

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Simone Cristicchi
Foto di Ambra Vernuccio

Le parole. Il nostro strumento di comunicazione più immediato, quando non ci si voglia soffermare a cercare nella gestualità o nella mimica i pensieri che le originano. Amiche quando ci vengono in soccorso, nemiche quando ne avremmo bisogno e si nascondono dispettose negli anfratti di un’incertezza o di un timore, per alcuni artisti diventano essenziale strumento di lavoro. Ma anche per loro tocca fare dei distinguo: c’è chi le usa su un palco per dipingere storie, la sola voce che cuce abiti di sartoria intorno a volti ed emozioni degni di essere raccontati; e poi c’è chi le trova tra gli arzigogoli di una vibrazione sonora, facendo di quella vibrazione il filo sul quale farle camminare perché raggiungano, a volte incerte, a volte decise, cuori gemelli. Simone Cristicchi, romano, classe ’77, non è ascrivibile né all’uno, né all’altro genere: lui delle parole è un giocoliere.
Un giocoliere sensibile come pochi, bambino a passeggio sulle nuvole e ricercatore minuzioso, tenace e utopista insieme: un ossimoro cronologico che matura conservando la scintilla del sogno al centro del petto e nello sguardo, chiamandosi fuori dallo scorrere del tempo eppure capace di illuminare il passato ed esporre il presente con impressionante lucidità. Cantautore, musicista, scrittore, attore teatrale, Cristicchi fin dall’inizio della sua carriera si accovaccia accanto a ogni immagine che gli sfiori l’anima, anche quella nascostasi nell’angolo più buio, prestandole ascolto, conquistandosi con pazienza la sua fiducia e poi chiedendole il permesso di servirsene per aprire gli occhi a chi si lascia attirare solo da ciò che è en plein air, poco importa se per mera pigrizia o  affanno quotidiano.
Inizia a studiare disegno con il maestro Jacovitti per convogliare in una matita il dolore per un grave lutto personale, trasformando le lacrime in inchiostro, le fratture dell’anima in mosaici; passa poi alla chitarra, della quale s’innamora ascoltando la migliore classe cantautorale italiana ma anche Jeff Buckley, Nick Drake e Syd Barrett; inizia a scrivere testi propri e a far conoscere il suo talento affiancando quelli che diventeranno gli esponenti della seconda generazione della cosiddetta scuola romana: Max Gazzè, Niccolò Fabi, Pier Cortese, Alex Britti, Federico Zampaglione; macina concorsi su concorsi, vincendone alcuni (come il Premio SIAE al Concorso Nazionale per Cantautori nel 1998, o il Cilindro d’Argento al festival Una Casa per Rino, dedicato a Rino Gaetano, del quale Cristicchi ammira infinitamente tanto la poetica, quanto lo stile espressivo) e uscendo sconfitto da altri, nell’attesa del primo contratto discografico, firmato con la Carosello Records nel 2000. Arrivano così i Sanremo, i Festivalbar, la decisione d’intraprendere un percorso di teatro-canzone seguendo il modello scolpito da Giorgio Gaber. E poi i documentari, i libri, la riscoperta di memorie storiche note, celate, deliberatamente trascurate o semplicemente lise dal tempo da raccogliere con cura, spolverare e  presentare con poetica sincerità su palcoscenici naturali e artificiali.
Riassumere il percorso di un artista eclettico come Simone Cristicchi non è semplice, perché è talmente ricco di sfaccettature da esporre al rischio di trascurarne sempre qualcuna particolarmente brillante. Abbiamo così deciso, per celebrare il suo ritorno in gara al Festival di Sanremo 2019 con il brano Abbi Cura di Me, 12 anni dopo la totalmente inattesa vittoria di Ti Regalerò Una Rosa, di fermare la nostra attenzione sulla Musica, consapevoli che negli ultimi anni Simone abbia rivolto il suo impegno ad altre modalità di narrazione, ma certi che le note saranno sempre lì ad accompagnarlo, sottotraccia, l’ultima pennellata di un ritratto salvato dalle macerie della Storia o la prima di una nuova storia.

L’esplosivo inizio: Vorrei cantare come Biagio (2005)
Eccola, la rumorosa e sorprendente irruzione in scena dello stralunato incrocio tra il Michael Douglas di Un giorno di ordinaria follia e un buffo circense venuto fuori da un libro per bambini. Il sarcastico inno al cantautore milanese e al suo “disimpegnato” charme strappa più d’un sorriso assurgendo al ruolo di tormentone estivo, ma nasconde in realtà lo sfogo piuttosto malinconico di un giovane artista consapevole del proprio potenziale che si vede costretto a sudarsi ogni singolo applauso perché poco incline alla compromissione della propria dignità personale e professionale.

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– Libri, profumi, attese inattese: Studentessa universitaria (Musicultura 2005)
Iter bizzarro, ma poi non così tanto, quello al quale viene destinato il secondo pezzo che vogliamo prendere in esame: inserito nell’album di esordio dell’artista, Fabbricante di canzoni, pubblicato su etichetta Sony e vincitore, tra il 2005 e il 2006, di diversi premi, tra i quali la Targa Tenco, Studentessa universitaria viene presentato alle selezioni per il Festival di Sanremo 2004 e bocciato senza appello dall’allora direttore artistico Tony Renis, per poi vincere a Musicultura due anni dopo, aggiudicandosi anche la Targa della Critica. Colorato album fotografico ricco di dettagli, capace di trasmettere con dolcezza profumi, colori e timori fino a renderli vivi e familiari, questa ballad dalle tonalità folk viene considerata uno dei brani più pregiati dell’intera discografia di Cristicchi. Il suo ideale seguito, Laureata precaria, farà parte del cd in uscita nel 2007, Dall’altra parte del cancello.

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– Arte a tavolino, genio e tavolini: Fabbricante di canzoni (2005)
Il pezzo che tira fuori in modo clamoroso e incontrovertibile la faccia più estrosa della creatività di Simone, che riesce a castigare ridendo gli aspetti più beceri e antiartistici di una certa industria discografica, abbacinata da una lussuria che trova il suo oggetto del desiderio nel massimo guadagno col minimo sforzo; una catena di montaggio nella quale la faccia piacente attira, la canzone costruita con righello e squadra spreme e le scrivanie dei direttoroni s’affollano d’oro. Come sempre, c’è spazio anche per un po’ di sana autocritica, che si manifesta nella citazione (leggermente modificata) di Vorrei cantare come Biagio… ché sennò Cristicchi non sarebbe Cristicchi. Tra le tante esibizioni live a nostra disposizione, abbiamo scelto questa, registrata al The Place di Roma —  per oltre un decennio tempio del miglior cantautorato nazionale e internazionale e fucina di talenti di ragguardevole valore — nel 2007 in compagnia dell’impeccabile Gnu Quartet e dell’eccezionale, estroso violinista italo-albanese Olen Cesari, allora membro della band che accompagnava Cristicchi nei suoi concerti.

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– Un nobile addio: Questo è amore, con Sergio Endrigo (2005)
Tra le mille esperienze d’incontro e collaborazione vissute nel corso della sua carriera, Simone considera l’incontro con Sergio Endrigo, il Maestro sempre sorridente a dispetto dei suoi testi bagnati di malinconica rugiada, una delle più indimenticabili. Il duetto sulle note di Questo è amore, ultima testimonianza musicale della voce del cantautore istriano, è la seconda incisione di un pezzo da lui pubblicato nel 1988 e inserito nell’album Il giardino di Giovanni.

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– Due cuori e una tastiera: Cellulare e carta SIM (2006)
Provare a guardare oltre la superficie degli oggetti e immaginare di riuscire a vedere la scintilla che li anima, protagonisti del loro mondo invisibile ma con un’anima che assomiglia tanto alla nostra e come la nostra è capace d’ogni sfumatura emotiva, è tipico della poetica di Cristicchi: Cellulare e carta SIM, quasi fanciullesca nella sua essenziale tenerezza, ne è un manifesto. Qui la proponiamo nella versione tratta dal live al The Place del 2007, ancora con gli Gnu e Olen Cesari.

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– Di giudici ipocriti e sorrisi taglienti: Che bella gente (Festival di Sanremo 2006, Sezione Giovani)
Scritto a quattro mani con la felliniana Momo (all’anagrafe Simona Cipollone), cantautrice romana che un anno dopo, grazie a Piero Chiambretti, diventerà la stella del Dopofestival con la sua surreale Fondanela, il pezzo — dedicato a Mia Martini — è uno spietato ritratto, dai contorni marcati e dalle tinte potenti, del dolore e della rabbia che nascono dai pregiudizi e dall’arroganza di chi si autoproclama giudice ma siede su uno scranno di buio e disumanità. Il gesto finale, a indicare e abbracciare sarcasticamente i colletti rigidi e i gioielli rifulgenti di un certo pubblico sanremese, non passa inosservato a chi è andato oltre un ingiusto secondo posto in classifica e una accattivante melodia, mentre la maggiore teatralità dell’interpretazione e quel Per esempio a conti fatti preferisco i matti lasciano intravedere con una certa chiarezza quelle che saranno le tematiche e le strade espressive che caratterizzeranno negli anni successivi il percorso dell’artista.

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– Poesia, prigioni d’acciaio e dignità: Legato a te (2007)
Ispirata alla drammatica vicenda di Piergiorgio Welby e inserita nel secondo album di Cristicchi, Dall’altra parte del cancello, questo sussurro disteso su un tappeto di note è un grido che lacera l’anima, strappa i cavi divenuti sbarre, spalanca le finestre e si fa corsa nel vento: la dignità non muore quando la fisiologia del corpo subisce una battuta d’arresto, ma anzi alza la testa con ancor maggiore sfrontatezza quando l’involucro che la contiene non è più lì a schermarne le istanze. Vorrei essere libero di finire... e anche l’eroica Mina, moglie di Piergiorgio, si unisce alla richiesta con appassionata grinta. Riproponiamo proprio l’esibizione di Simone alla presenza di Mina Welby in occasione della manifestazione Coraggio Laico del 2007 in Piazza Navona, a Roma.

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Il volo eterno di Antonio e Margherita: Ti regalerò una rosa (Festival di Sanremo 2007)
E arrivamo alla canzone di Cristicchi che ancora oggi lo identifica presso il grande pubblico: Ti regalerò una rosa viene scritta dal cantautore romano in 20 minuti (e egli stesso affermerà di non essere mai più riuscito a comporre un testo così di getto) come colonna sonora del documentario su DVD Dall’altra parte del cancello (che racconta il viaggio di Simone nelle ex strutture manicomiali e i suoi incontri con pazienti, medici e artisti, tra i quali Morgan, Caparezza, Ascanio Celestini e la poetessa Alda Merini), parte di un progetto-concept sulla storia degli istituti di igiene mentale pre Legge Basaglia nato dalla sua esperienza come volontario proprio in questi centri e che comprende anche il videoclip della canzone (Premio Videoclip Italiano 2007), il libro Centro d’igiene mentale – Un cantastorie tra i matti (Premio Elsa Morante Ragazzi 2007), edito da Mondadori, e l’omonimo spettacolo teatrale, che vede Cristicchi protagonista insieme ai due attori Emiliano Terreni e Tommaso Taddei della compagnia Gogmagog di Scandicci.
Si deve solo a Pippo Baudo l’intuizione di portare sul palco dell’Ariston un racconto crudo e al contempo lieve di profonda poesia: la canzone è più “parlata” che cantata, sullo stile della indimenticabile Signor tenente di Giorgio Faletti, che lasciò a bocca aperta e cuore dolente tutti gli spettatori del Festival nel 1994 e funse da apripista per uno stile interpretativo decisamente di rottura rispetto al cliché sanremese. Ed è un crescendo che accorda i battiti con le pochissime pause a separarle, quelle parole; il respiro viene rilasciato solo sul finale, quando Cristicchi mima, sulla sua sediolina gialla portafortuna, un volo che è liberazione, speranza, recupero di una dignità violentata e umiliata da una istituzione e una società troppo propense a ghettizzare e allontanare gli “accordi dissonanti” invece di proteggere e recuperare la loro melodia fuori sincrono. Ti regalerò una rosa vince tutto — Primo Premio, Premio della Critica Mia Martini, Premio della Sala Stampa Radio-TV — , alcuni psichiatri facili alla protervia gridano alla istigazione al suicidio, ma il pubblico alza lo sguardo al cielo, cercando le due stelle di Antonio e Margherita, antiche e un po’ scheggiate, ma abbaglianti nella loro imperfetta bellezza. Ve la proponiamo nella versione sanremese in duetto con Sergio Cammariere, altro cantautore di indiscutibile classe.

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Tra Carlà e i minatori: Meno male (Festival di Sanremo 2010)
Simone torna all’Ariston nel 2010 e lo fa con un pezzo che, ancora una volta, è destinato a lasciare il segno, sebbene di tutt’altro tono rispetto a Ti regalerò una rosa: scritto con Frankie Hi-Nrg MC, che condivide con Cristicchi il pungente, sofisticato sarcasmo, e nato in seguito alla lettura del libro La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio, Meno male è un aspro schiaffeggiare l’italico marchio di fabbrica del lasciarsi abbacinare da tutto ciò che può distrarci — gossip in primis, e da qui il riferimento alla ex première dame francese  — dalla responsabilità di indagare, comprendere e scegliere. Nella serata dei duetti, Cristicchi porta sul palco il Coro dei minatori di Santa Fiora, testimone e cantore delle tradizioni folkloristiche e storiche del Monta Amiata. Dalla collaborazione tra l’artista romano e il coro nasceranno un tour — Canti di miniera, d’amore, vino e anarchia —  e un DVD+libro con le immagini più belle del viaggio insieme, Santa Fiora Social Club. Abbiamo scelto il live dal Concertone del 2010, proprio in compagnia dei minatori.

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Libertà è partecipazione: Genova brucia (2010)
Sempre attentissimo tanto alle piccole storie, quanto al quotidiano universale, Cristicchi scrive una canzone sulle atroci bestialità commesse della forze dell’ordine in occasione del G8 di Genova del 2001 solo un anno dopo i fatti, ma il pezzo resta “parcheggiato” negli archivi della Sony Music per otto anni. Ma Genova brucia non è il solito racconto  di sangue e sopraffazione dalla viva voce delle vittime: il punto di vista si rovescia completamente e a parlare è un poliziotto, divisa rossa e cuore nero, volgare e irridente, impietoso e orgoglioso di se stesso. La scelta intensifica l’impatto emotivo del testo, che trasuda rabbia e indignazione da ogni respiro. Inutile sottolineare quante siano state le polemiche seguite alla pubblicazione di questi testo, né da parte di chi: code di paglia così fitte da prender fuoco per autocombustione al primo raggio di sole… ma ci preme maggiormente ricordare che Genova brucia si aggiudica il Premio Amnesty Italia per i diritti umani. Il video che segue, anch’esso tratto dal Concerto del Primo Maggio 2010, rappresenta la prima esecuzione pubblica del brano, inserito nel terzo album in studio di Simone, Grand Hotel Cristicchi.

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L’amore che ci salva, a ogni età : L’ultimo valzer (2010)
Premio Mogol 2010 (ex-aequo con Edoardo Bennato) per questo racconto tenero come una carezza stanca e poetico come una ruga d’età che diventa contorno di un sorriso. Simone, come sempre, non risparmia dettagli che colpiscano lo sguardo come vere e proprie fotografie verbali, così che fra l’odore di disinfettanti e solitudine, nel grigio di un domani che termina oggi e di spalle che si voltano a dispetto di amori sacri, tutti noi riusciamo a percepire il tepore luminoso e struggente di un abbraccio che si beffa del tempo e dei suoi insulti, perché in un abbraccio a ritmo di valzer non s’invecchia mai. Riproponiamo il live tratto dalla festa di Fraternità di Romena 2018.

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– Rabbia, Coraggio, Poesia: Non mi avete fatto niente (Festival di Sanremo 2018)
Un’ora di prove. Una lettera, quella di Antoine Leiris, marito di una delle vittime della strage del Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015. Un’alchimia naturale tra anime consonanti. Simone Cristicchi sale sul palco con Ermal Meta e Fabrizio Moro e alle due facce di Non mi avete fatto niente, il dolore e il coraggio, incarnate dalla vocalità dolce di malinconia di Ermal e da quella salata di rabbia di Fabrizio, se ne aggiunge una terza, che ha il sapore della resilienza e del calmo, fermo riscatto. Cinque minuti esatti che fermano il respiro, come l’attesa che il fumo si diradi e lasci spazio a una nuova speranza. I tre sembrano nati per cantare insieme, tanto è fluida la loro armonia, tanto è perfetta la tripartizione delle strofe, tanto sono coerenti le loro narrazioni in termini di sensibilità e attenzione alle piccole storie che fanno la Storia. Il risultato è uno dei duetti sanremesi più emotivamente potenti e ardui da dimenticare di sempre.

Abbi cura di me, scritta da Cristicchi con Gabriele Ortenzi e Nicola Brunialti e prodotta dal suo storico collaboratore Francesco Musacco, sarà inclusa nell’omonimo album  in uscita il prossimo 8 febbraio su etichetta Sony Music, contenente alcuni dei suoi più grandi successi, nonché brani particolarmente rappresentativi della sua poetica e un altro inedito oltre al pezzo sanremese. La raccolta sarà disponibile in pre-order dal primo febbraio. Queste le tracce: Abbi cura di me, Lo chiederemo agli alberi, Ti regalerò una rosa, Studentessa universitaria, L’ultimo valzer, La vita all’incontrario, La prima volta (che sono morto), Meno male, Vorrei cantare come Biagio, La cosa più bella del mondo, Laura, Magazzino 18, Angelo custode, L’Italia di Piero, Fabbricante di canzoni, I matti de Roma, Genova brucia, Che bella gente, Cellulare e carta SIM, Mi manchi, Insegnami.

«Nei versi della canzone, ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé, che sia esso un compagno, un padre, una madre, un figlio o Dio», dichiara l’artista a proposito di Abbi cura di me. «Nelle mie intenzioni, questo brano vuole essere una preghiera d’Amore universale, una dichiarazione di fragilità, una disarmante richiesta d’aiuto.»
In occasione della kermesse, Cristicchi presenterà anche il documentario Happy Next – Alla ricerca della felicità, che l’artista descrive come «un’indagine appassionante che coinvolgerà un’umanità varia, disposta a mettersi a interrogarsi sul senso profondo dell’esistenza. Scienziati, bambini, sacerdoti, poeti, musicisti, suore di clausura, artigiani, imprenditori, sportivi, senza fissa dimora, psicologi, filosofi, contadini, medici, immigrati… uniti da un unico obiettivo: costruire tutti insieme un “Manuale” che insegni nuove prospettive di volo. Le riprese sono affidate ad Andrea Cocchi, che mi fu accanto nel film Santa Fiora Social Club, e in altre avventure.»
In chiusura, chi scrive ha avuto il piacere di conoscere Simone di persona e di assistere a diversi suoi live sin dal 2007, perciò un augurio particolare è d’obbligo: in bocca al lupo, Simo’. E che la lumaca continui a macinar chilometri… 

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