Tutti i plagi del Festival di Sanremo

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S’avvicina Sanremo e come ogni anno uno dei giochini preferiti di tutti coloro che “io no, Sanremo non lo seguo”, ma intanto sanno tutto su cantanti e canzoni del Festival è scoprire quali sono i plagi, o perlomeno le “forti somiglianze” dei pezzi in gara con le canzoni del passato. Ovviamente per scoprire plagi & somiglianze dei brani datati 2019 bisognerà aspettare ancora qualche ora. Anche se ancor prima che iniziasse il festival qualcuno ha già gridato “al plagio” per un brano che non è stato selezionato, ma ha fatto molto parlare. Mi riferisco a Caramelle di Pierdavide Carone & Dear Jack, che secondo tanti ricorderebbe Non mi avete fatto niente di Ermal Meta e Fabrizio Moro. Ma è stato lo stesso Ermal a disinnescare la polemica sul nascere, twittando che il pezzo di Carone & co. gli piace parecchio.

Come molti ricorderanno, del resto, lo scorso anno a finire nel mirino furono proprio Meta & Moro con la canzone che poi avrebbe vinto il Festival: poi in realtà risultò tutto un bluff, o perlomeno una notizia vera solo in minima parte, in quanto il pezzo non era affatto un plagio, ma semmai poteva esserci un problema di regolamento in quanto una parte di esso era già stato eseguito pubblicamente (qui tutta la storia).

Qui di seguito facciamo una rapida carrellata su quali sono stati i casi più clamorosi delle precedenti edizioni; partendo da un dato statistico: pare che le accuse più o meno documentate nel corso degli anni siano state circa 200, ma di queste pochissime sono arrivate nelle aule dei tribunali e quasi nessuna ha ottenuto riscontri pratici. Del resto è noto che una delle cose più difficili da dimostrare sul piano legale è proprio il plagio di una canzone. Come si suol dire, le note sono 7…

Con la nostra carrellata partiamo da molto lontano: nel 1958 Domenico Modugno trionfò con Nel blu dipinto di blu, poi passata alla storia come Volare. Un certo Antonio De Marco sostenne che il Mimmo Nazionale e il suo coautore Franco Migliacci avevano saccheggiato una canzone che lui aveva scritto un paio d’anni prima, Il castello dei sogni, mai incisa, ma eseguita al vivo. Mr. Volare reagì citando De Marco per diffamazione e vinse la causa.

Nel 1960 il Festival lo vinsero Renato Rascel e Tony Dallara con la celeberrima Romantica. Qualche tempo dopo un veterinario, musicista per hobby, tal Nicola Festa, accusò Rascel di aver copiato un suo brano intitolato Angiulella. Per sostenere la sua tesi, il querelante fece convocare dal tribunale il compositore classico e accademico Ildebrando Pizzetti. Ma la contromossa di Rascel fu geniale: chiese una perizia nientemeno che a Igor Stravinsky, che lo scagionò totalmente.

Almeno fino ad oggi, l’unico plagio riconosciuto da un tribunale, con sentenza passata in giudicato, è quello di Taxi, brano scritto nel 1970 da Pace-Panzeri-Conti-Argenio e cantato da Antoine e Anna Identici. La querelante, Maria Pia Donati Minelli, una musicista dilettante, non accettò alcuna transazione e dopo una causa durata anni, fu risarcita con 110 milioni di lire oltre al pagamento delle ingenti spese processuali: Taxi aveva plagiato la sua Valzer brillante, composta nel lontano 1948.

Restiamo nel 1970: vince l’accoppiata Adriano Celentano – Claudia Mori con Chi non lavora non fa l’amore. Facile notare che è parecchio simile a Give Peace a Chance, incisa un anno prima dalla Plastic Ono Band.

Nel 1971 i Ricchi e Poveri in coppia con José Feliciano si piazzano al secondo posto con Che sarà: anche se il ritmo è diverso, la canzone ha due strofe musicali praticamente identiche a London London (1970) di Caetano Veloso.

Facendo un salto in avanti di una dozzina d’anni, una sconosciuta Tiziana Rivale vince l’edizione 1983 proponendo Sarà quel che sarà, praticamente una copia di Up Where We Belong (1982), brano cantato in coppia da Joe Cocker & Jennifer Warner e diventato tema principale della colonna sonora di Ufficiale e gentiluomo (tra l’altro, praticamente in contemporanea con il Festival di Sanremo, ottiene un Oscar come “miglior canzone originale”).

E arriviamo agli anni ’90. Nel 1995 Gente come noi di Ivana Spagna pare troppo simile a Last Christmas (1984) degli Wham!

L‘anno dopo scoppia il “caso Ron”: si presenta in gara, in coppia con Tosca, cantando Vorrei incontrarti tra cent’anni. Vincono. Ma parecchie persone fanno notare che l’introduzione è molto simile a More Than Words (1990) degli Extreme (nel 1993 tradotta anche in italiano dall’accoppiata Luca Carboni – Jovanotti con il titolo di O è Natale tutti i giorni: una versione dimenticabilissima!). Ma quel che più colpisce è il fatto che alcuni versi di Vorrei incontrarti tra cent’anni sono copiati pari pari da sonetti di Shakespeare.

Nel 1997 Sei tu di Syria ricalca l’andamento musicale di Per noi innamorati (1993) di Gianni Togni. Mentre Nek fu citato in tribunale da Gianni Bella con l’accusa di aver plagiato con Laura non c’è la sua Più ci penso (1974). Ma il tutto finì con un nulla di fatto. Sempre nello stesso anno, i mitici Jalisse (mitici per essere stati una vera e propria meteora) vinsero con Fiumi di parole, praticamente una copia di Listen to Your Heart (1989) del duo svedese Roxette.

Arriviamo al terzo millennio, che si apre con un caso che ha fatto discutere parecchio: l’armonia di Brivido caldo dei Matia Bazar (terzo posto nella classifica finale) ricorda quella di Libertango (1980) di Grace Jones. Sempre nel 2000, Ivana Spagna canta Con il tuo nome, canzone che rimanda al tema conduttore della colonna sonora Braveheart (1995), film diretto da Mel Gibson.

Nel 2001 fecero scalpore i Sottotono, la cui canzone Mezze verità a tanti ricordava il primo singolo della boy band ‘N Sync, Bye Bye Bye,uscito l’anno prima. Sempre nel 2001, in tanti puntano il dito pure su Tu che ne sai di Gigi D’Alessio, la cui armonia ricorda parecchio quella di Circle of Life (1994) di Elton John. E qualcuno ha qualcosa da ridire pure su Stai con me dei Gazosa, contenente richiami a un brano mitico come Kashmir (1975) dei Led Zeppelin.

Nel 2002 ad essere preso di mira è Francesco Renga (per la prima volta nella categoria “campioni”) con Tracce di te, che pare troppo uguale a Due grosse lacrime bianche (1969), con la quale Iva Zanicchi partecipò all’Eurofestival. Qualcuno fa notare che pure Ora che ho bisogno di te proposto dall’accoppiata Fausto Leali & Luisa Corna è simile a Do that to me one more time (1979) di Captain & Tenille.

Due i casi anche nel 2003: Fortuna di Luca Barbarossa è simile a Il bandito e il campione (1992), composta da Luigi Grechi e portata alla notorietà da suo fratello Francesco De Gregori. Il secondo caso riguarda ancora una volta Fausto Leali, la cui Eri tu riecheggia Fallin’ (2001) di Alicia Keys.

Il ritornello della canzone vincitrice di Sanremo 2004 L’uomo volante di un rinato Marco Masini è molto simile a E ritorno da te (2001) di Laura Pausini.

Nel 2008 scoppia fragorosamente il caso di Loredana Bertè, che presenta Musica e parole; ma fu esclusa dalla gara perché la commissione artistica scelta dalla Rai trovò quel brano straordinariamente simile a Ultimo segreto (1988) di Ornella Ventura, canzoni che peraltro avevano in comune gli stessi autori, Oscar Avogadro e Alberto Radius.

Saltiamo direttamente al 2016, quando a Noemi fu consegnato un Tapiro da quelli di Striscia la notizia perché la sua canzone La borsa di una donna somigliava alla grande non soltanto nel titolo (Nella borsa di una donna), ma anche in vari passaggi del testo a un brano pubblicato da Giorgio Faletti nel 2013.

Due anni fa alcuni notarono una forte somiglianza tra Con te di Sergio Sylvestre e un’altra Con te, ma questa scritta da Alberto Fortis nel 2016. Altri hanno accostato la canzone seconda classificata, Che sia benedetta di Fiorella Mannoia, a Un mondo più vero (2014) di Michele Bravi. Però il caso più clamoroso è stato quello di Non siamo infinito di Alessio Bernabei, molto ma molto simile a One Last Time (2014) di Ariana Grande.

Avendo già raccontato il “caso MetaMoro”, saltiamo direttamente all’edizione che sta per iniziare: c’è da aspettare ancora poco per sapere se ci saranno plagi, o più semplicemente forti somiglianze. Ci scommetto che vi state già esercitando con Shazam!

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

3 COMMENTI

  1. Secondo me la canzone Frida Mai mai mai dei the Colors assomiglia molto a quella dei The Script intitolata together we cry.
    Gli assomiglia, non dico che sia un plagio!

  2. La canzone de Lo Stato Sociale ha un ritmo e una musica che richiama molto una canzone degli Alphaville “Summer in Berlin” (1984….

  3. La canzone di Arisa (festival di Sanremo 2019) somiglia molto al ritornello della canzone intitolata “Semplice” di Gianni Togni….

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